domenica 4 settembre 2016
giovedì 1 settembre 2016
Messaggio del Santo Padre per la Giornata Mondiale di preghiera per la cura del Creato 2016
Usiamo
misericordia verso la nostra casa comune
In
unione con i fratelli e le sorelle ortodossi, e con l’adesione di
altre Chiese e Comunità cristiane, la Chiesa Cattolica celebra oggi
l’annuale “Giornata mondiale di preghiera per la cura del
creato”. La ricorrenza intende offrire «ai singoli credenti ed
alle comunità la preziosa opportunità di rinnovare la personale
adesione alla propria vocazione di custodi del creato, elevando a Dio
il ringraziamento per l’opera meravigliosa che Egli ha affidato
alla nostra cura, invocando il suo aiuto per la protezione del creato
e la sua misericordia per i peccati commessi contro il mondo in cui
viviamo».
È
molto incoraggiante che la preoccupazione per il futuro del nostro
pianeta sia condivisa dalle Chiese e dalle Comunità cristiane
insieme ad altre religioni. Infatti, negli ultimi anni, molte
iniziative sono state intraprese da autorità religiose e
organizzazioni per sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica
circa i pericoli dello sfruttamento irresponsabile del pianeta.
Vorrei qui menzionare il Patriarca Bartolomeo e il suo predecessore
Dimitrios, che per molti anni si sono pronunciati costantemente
contro il peccato di procurare danni al creato, attirando
l’attenzione sulla crisi morale e spirituale che sta alla base dei
problemi ambientali e del degrado. Rispondendo alla crescente
attenzione per l’integrità del creato, la Terza Assemblea
Ecumenica Europea (Sibiu, 2007) proponeva di celebrare un “Tempo
per il Creato” della durata di cinque settimane tra il 1°
settembre (memoria ortodossa della divina creazione) e il 4 ottobre
(memoria di Francesco di Assisi nella Chiesa Cattolica e in alcune
altre tradizioni occidentali). Da quel momento tale iniziativa, con
l’appoggio del Consiglio Mondiale delle Chiese, ha ispirato molte
attività ecumeniche in diversi parti del mondo. Dev’essere pure
motivo di gioia il fatto che in tutto il mondo iniziative simili, che
promuovono la giustizia ambientale, la sollecitudine verso i poveri e
l’impegno responsabile nei confronti della società, stanno facendo
incontrare persone, soprattutto giovani, di diversi contesti
religiosi. Cristiani e non, persone di fede e di buona volontà,
dobbiamo essere uniti nel dimostrare misericordia verso la nostra
casa comune – la terra – e valorizzare pienamente il mondo in cui
viviamo come luogo di condivisione e di comunione.
1.
La terra grida...
Con
questo Messaggio, rinnovo il dialogo con ogni persona che abita
questo pianeta riguardo alle sofferenze che affliggono i poveri e la
devastazione dell’ambiente. Dio ci ha fatto dono di un giardino
rigoglioso, ma lo stiamo trasformando in una distesa inquinata di
«macerie, deserti e sporcizia» (Enc. Laudato si’, 161). Non
possiamo arrenderci o essere indifferenti alla perdita della
biodiversità e alla distruzione degli ecosistemi, spesso provocate
dai nostri comportamenti irresponsabili ed egoistici. «Per causa
nostra, migliaia di specie non daranno gloria a Dio con la loro
esistenza né potranno comunicarci il proprio messaggio. Non ne
abbiamo il diritto» (ibid., 33).
Il
pianeta continua a riscaldarsi, in parte a causa dell’attività
umana: il 2015 è stato l’anno più caldo mai registrato e
probabilmente il 2016 lo sarà ancora di più. Questo provoca
siccità, inondazioni, incendi ed eventi meteorologici estremi sempre
più gravi. I cambiamenti climatici contribuiscono anche alla
straziante crisi dei migranti forzati. I poveri del mondo, che pure
sono i meno responsabili dei cambiamenti climatici, sono i più
vulnerabili e già ne subiscono gli effetti.
Come
l’ecologia integrale mette in evidenza, gli esseri umani sono
profondamente legati gli uni agli altri e al creato nella sua
interezza. Quando maltrattiamo la natura, maltrattiamo anche gli
esseri umani. Allo stesso tempo, ogni creatura ha il proprio valore
intrinseco che deve essere rispettato. Ascoltiamo «tanto il grido
della terra quanto il grido dei poveri» (ibid., 49), e cerchiamo di
comprendere attentamente come poter assicurare una risposta adeguata
e tempestiva.
2.
…perché abbiamo peccato
Dio
ci ha donato la terra per coltivarla e custodirla (cfr Gen 2,15) con
rispetto ed equilibrio. Coltivarla “troppo” – cioè
sfruttandola in maniera miope ed egoistica –, e custodirla poco è
peccato.
Con
coraggio il caro Patriarca Ecumenico Bartolomeo ha ripetutamente e
profeticamente messo in luce i nostri peccati contro il creato: «Che
gli esseri umani distruggano la diversità biologica nella creazione
di Dio; che gli esseri umani compromettano l’integrità della terra
e contribuiscano al cambiamento climatico, spogliando la terra delle
sue foreste naturali o distruggendo le sue zone umide; che gli esseri
umani inquinino le acque, il suolo, l’aria: tutti questi sono
peccati». Infatti, «un crimine contro la natura è un crimine
contro noi stessi e un peccato contro Dio».
Di
fronte a quello che sta accadendo alla nostra casa, possa il Giubileo
della Misericordia richiamare i fedeli cristiani «a una profonda
conversione interiore» (Enc. Laudato si’, 217), sostenuta in modo
particolare dal sacramento della Penitenza. In questo Anno Giubilare,
impariamo a cercare la misericordia di Dio per i peccati contro il
creato che finora non abbiamo saputo riconoscere e confessare; e
impegniamoci a compiere passi concreti sulla strada della conversione
ecologica, che richiede una chiara presa di coscienza della nostra
responsabilità nei confronti di noi stessi, del prossimo, del creato
e del Creatore (cfr ibid., 10; 229).
3.
Esame di coscienza e pentimento
Il
primo passo in tale cammino è sempre un esame di coscienza, che
«implica gratitudine e gratuità, vale a dire un riconoscimento del
mondo come dono ricevuto dall’amore del Padre, che provoca come
conseguenza disposizioni gratuite di rinuncia e gesti generosi […].
Implica pure l’amorevole consapevolezza di non essere separati
dalle altre creature, ma di formare con gli altri esseri
dell’universo una stupenda comunione universale. Per il credente,
il mondo non si contempla dal di fuori ma dal di dentro, riconoscendo
i legami con i quali il Padre ci ha unito a tutti gli esseri»
(ibid., 220).
A
questo Padre pieno di misericordia e di bontà, che attende il
ritorno di ognuno dei suoi figli, possiamo rivolgerci riconoscendo i
nostri peccati verso il creato, i poveri e le future generazioni.
«Nella misura in cui tutti noi causiamo piccoli danni ecologici»,
siamo chiamati a riconoscere «il nostro apporto, piccolo o grande,
allo stravolgimento e alla distruzione dell’ambiente». Questo è
il primo passo sulla via della conversione.
Nel
2000, anch’esso un Anno Giubilare, il mio predecessore san Giovanni
Paolo II ha invitato i cattolici a fare ammenda per l’intolleranza
religiosa passata e presente, così come per le ingiustizie commesse
verso gli ebrei, le donne, i popoli indigeni, gli immigrati, i poveri
e i nascituri. In questo Giubileo Straordinario della Misericordia
invito ciascuno a fare altrettanto. Come singoli, ormai assuefatti a
stili di vita indotti sia da una malintesa cultura del benessere sia
da un «desiderio disordinato di consumare più di quello di cui
realmente si ha bisogno» (ibid., 123), e come partecipi di un
sistema «che ha imposto la logica del profitto ad ogni costo, senza
pensare all’esclusione sociale o alla distruzione della natura»,
pentiamoci del male che stiamo facendo alla nostra casa comune.
Dopo
un serio esame di coscienza e abitati da tale pentimento, possiamo
confessare i nostri peccati contro il Creatore, contro il creato,
contro i nostri fratelli e le nostre sorelle. «Il Catechismo della
Chiesa Cattolica ci fa vedere il confessionale come un luogo in cui
la verità ci rende liberi per un incontro». Sappiamo che «Dio è
più grande del nostro peccato», di tutti i peccati, compresi quelli
contro la creazione. Li confessiamo perché siamo pentiti e vogliamo
cambiare. E la grazia misericordiosa di Dio che riceviamo nel
Sacramento ci aiuterà a farlo.
4.
Cambiare rotta
L’esame
di coscienza, il pentimento e la confessione al Padre ricco di
misericordia conducono a un fermo proposito di cambiare vita. E
questo deve tradursi in atteggiamenti e comportamenti concreti più
rispettosi del creato, come ad esempio fare un uso oculato della
plastica e della carta, non sprecare acqua, cibo ed energia
elettrica, differenziare i rifiuti, trattare con cura gli altri
esseri viventi, utilizzare il trasporto pubblico e condividere un
medesimo veicolo tra più persone, e così via (cfr Enc. Laudato si’,
211). Non dobbiamo credere che questi sforzi siano troppo piccoli per
migliorare il mondo. Tali azioni «provocano in seno a questa terra
un bene che tende sempre a diffondersi, a volte invisibilmente»
(ibid., 212) e incoraggiano «uno stile di vita profetico e
contemplativo, capace di gioire profondamente senza essere
ossessionati dal consumo» (ibid., 222).
Ugualmente
il proposito di cambiare vita deve attraversare il modo in cui
contribuiamo a costruire la cultura e la società di cui siamo parte:
infatti «la cura per la natura è parte di uno stile di vita che
implica capacità di vivere insieme e di comunione» (ibid., 228).
L’economia e la politica, la società e la cultura non possono
essere dominate da una mentalità del breve termine e dalla ricerca
di un immediato ritorno finanziario o elettorale. Esse devono invece
essere urgentemente riorientate verso il bene comune, che comprende
la sostenibilità e la cura del creato.
Un
caso concreto è quello del “debito ecologico” tra il Nord e il
Sud del mondo (cfr ibid., 51-52). La sua restituzione richiederebbe
di prendersi cura dell’ambiente dei Paesi più poveri, fornendo
loro risorse finanziarie e assistenza tecnica che li aiutino a
gestire le conseguenze dei cambiamenti climatici e a promuovere lo
sviluppo sostenibile.
La
protezione della casa comune richiede un crescente consenso politico.
In tal senso, è motivo di soddisfazione che a settembre 2015 i Paesi
del mondo abbiano adottato gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, e
che, a dicembre 2015, abbiano approvato l’Accordo di Parigi sui
cambiamenti climatici, che si pone l’impegnativo ma fondamentale
obiettivo di contenere l’aumento della temperatura globale. Ora i
Governi hanno il dovere di rispettare gli impegni che si sono
assunti, mentre le imprese devono fare responsabilmente la loro
parte, e tocca ai cittadini esigere che questo avvenga, anzi che si
miri a obiettivi sempre più ambiziosi.
Cambiare
rotta quindi consiste nel «rispettare scrupolosamente il
comandamento originario di preservare il creato da ogni male, sia per
il nostro bene sia per il bene degli altri esseri umani». Una
domanda può aiutarci a non perdere di vista l’obiettivo: «Che
tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di
noi, ai bambini che stanno crescendo?» (Enc. Laudato si’, 160).
5.
Una nuova opera di misericordia
«Niente
unisce maggiormente con Dio che un atto di misericordia – sia che
si tratti della misericordia con la quale il Signore ci perdona i
nostri peccati, sia che si tratti della grazia che ci dà per
praticare le opere di misericordia in suo nome». Parafrasando san
Giacomo, «la misericordia senza le opere è morta in sé stessa. […]
A causa dei mutamenti del nostro mondo globalizzato, alcune povertà
materiali e spirituali si sono moltiplicate: diamo quindi spazio alla
fantasia della carità per individuare nuove modalità operative. In
questo modo la via della misericordia diventerà sempre più
concreta».
La
vita cristiana include la pratica delle tradizionali opere di
misericordia corporali e spirituali. «Di solito pensiamo alle opere
di misericordia ad una ad una, e in quanto legate ad un’opera:
ospedali per i malati, mense per quelli che hanno fame, ostelli per
quelli che sono per la strada, scuole per quelli che hanno bisogno di
istruzione, il confessionale e la direzione spirituale per chi
necessita di consiglio e di perdono… Ma se le guardiamo insieme, il
messaggio è che l’oggetto della misericordia è la vita umana
stessa nella sua totalità».
Ovviamente
la vita umana stessa nella sua totalità comprende la cura della casa
comune. Quindi, mi permetto di proporre un complemento ai due
tradizionali elenchi di sette opere di misericordia, aggiungendo a
ciascuno la cura della casa comune. Come opera di misericordia
spirituale, la cura della casa comune richiede «la contemplazione
riconoscente del mondo» (Enc. Laudato si’, 214) che «ci permette
di scoprire attraverso ogni cosa qualche insegnamento che Dio ci
vuole comunicare» (ibid., 85). Come opera di misericordia corporale,
la cura della casa comune richiede i «semplici gesti quotidiani nei
quali spezziamo la logica della violenza, dello sfruttamento,
dell’egoismo […] e si manifesta in tutte le azioni che cercano di
costruire un mondo migliore» (ibid., 230-231).
6.
In conclusione, preghiamo
Nonostante
i nostri peccati e le spaventose sfide che abbiamo di fronte, non
smarriamo mai la speranza: «Il Creatore non ci abbandona, non fa mai
marcia indietro nel suo progetto di amore, non si pente di averci
creato [...] perché si è unito definitivamente con la nostra terra,
e il suo amore ci conduce sempre a trovare nuove strade» (ibid., 13;
245). In particolare il 1° settembre, e poi per tutto il resto
dell’anno, preghiamo:
«O
Dio dei poveri,
aiutaci
a riscattare gli abbandonati
e
i dimenticati di questa terra
che
tanto valgono ai tuoi occhi. […]
O
Dio d’amore, mostraci il nostro posto in questo mondo
come
strumenti del tuo affetto per tutti gli esseri di questa terra»
(ibid., 246).
O
Dio di misericordia, concedici di ricevere il tuo perdono
e
di trasmettere la tua misericordia in tutta la nostra casa comune.
Laudato
si’.
Amen.
Dal
Vaticano 1° Settembre 2016
domenica 28 agosto 2016
VERBO DI DIO: Liturgia della Parola di Domenica 28 agosto, XXII del tempo odinario
(Sir
3,19-21.30-31)
Fatti umile, e troverai grazia davanti al Signore.
Fatti umile, e troverai grazia davanti al Signore.
Dal
libro del Siràcide
Figlio, compi le tue opere con mitezza,
e sarai amato più di un uomo generoso.
Quanto più sei grande, tanto più fatti umile,
e troverai grazia davanti al Signore.
Molti sono gli uomini orgogliosi e superbi,
ma ai miti Dio rivela i suoi segreti.
Perché grande è la potenza del Signore,
e dagli umili egli è glorificato.
Per la misera condizione del superbo non c’è rimedio,
perché in lui è radicata la pianta del male.
Il cuore sapiente medita le parabole,
un orecchio attento è quanto desidera il saggio.
Parola di Dio
Figlio, compi le tue opere con mitezza,
e sarai amato più di un uomo generoso.
Quanto più sei grande, tanto più fatti umile,
e troverai grazia davanti al Signore.
Molti sono gli uomini orgogliosi e superbi,
ma ai miti Dio rivela i suoi segreti.
Perché grande è la potenza del Signore,
e dagli umili egli è glorificato.
Per la misera condizione del superbo non c’è rimedio,
perché in lui è radicata la pianta del male.
Il cuore sapiente medita le parabole,
un orecchio attento è quanto desidera il saggio.
Parola di Dio
SECONDA
LETTURA
(Eb
12,18-19.22-24)
Vi siete accostati al monte Sion, alla città del Dio vivente.
Vi siete accostati al monte Sion, alla città del Dio vivente.
Dalla
lettera agli Ebrei
Fratelli, non vi siete avvicinati a qualcosa di tangibile né a un fuoco ardente né a oscurità, tenebra e tempesta, né a squillo di tromba e a suono di parole, mentre quelli che lo udivano scongiuravano Dio di non rivolgere più a loro la parola.
Voi invece vi siete accostati al monte Sion, alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a migliaia di angeli, all’adunanza festosa e all’assemblea dei primogeniti i cui nomi sono scritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti resi perfetti, a Gesù, mediatore dell’alleanza nuova.
Parola di Dio
Fratelli, non vi siete avvicinati a qualcosa di tangibile né a un fuoco ardente né a oscurità, tenebra e tempesta, né a squillo di tromba e a suono di parole, mentre quelli che lo udivano scongiuravano Dio di non rivolgere più a loro la parola.
Voi invece vi siete accostati al monte Sion, alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a migliaia di angeli, all’adunanza festosa e all’assemblea dei primogeniti i cui nomi sono scritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti resi perfetti, a Gesù, mediatore dell’alleanza nuova.
Parola di Dio
VANGELO
(Lc
14,1.7-14)
Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato.
Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato.
+ Dal
Vangelo secondo Luca
Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».
Parola del Signore
Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».
Parola del Signore
GRADINI DI SANTITA': «QUANDO SEI INVITATO VA’ A METTERTI ALL’ULTIMO POSTO»
La
religiosità che si concretizza nell’amore a Dio e al prossimo
attesta la sua qualità, perché unisce la Parola di Dio e la fede
alla loro pratica. Non basta essere ascoltatori della Parola di Dio,
occorre anche compiere quanto essa ci chiede.
Nel
Vangelo,
Gesù prende spunto da una scenetta, vista durante un pranzo, per
offrire un insegnamento prezioso ai suoi discepoli: essi devono
scegliere l’ultimo posto, mettersi con i poveri e gli umili, stare
dalla loro parte. Non è un manuale di buona educazione quello che
Gesù propone, non è una semplice lezione di galateo per educarci
alla modestia. È la partecipazione al suo stesso stile di vita, al
suo mistero pasquale: Lui è venuto per servire, si è umiliato fino
alla morte di croce, ha annunciato ai poveri la salvezza.
Le
parole del Siracide (I
Lettura)
preparano il nostro cuore a comprendere gli ammonimenti di Gesù: Dio
è glorificato solo dagli umili, cioè da coloro che non cedono alla
superbia di sentirsi arrivati, ma implorano costantemente la salvezza
di Dio, si nascondono all’ombra delle sue ali. I cristiani non sono
una casta di privilegiati o di arrivisti che ambiscono al potere e al
successo: alla scuola del loro Signore essi sanno aprire il loro
cuore e condividere i loro beni.
Siamo
chiamati a scegliere l’ultimo posto per stare dalla parte di
Cristo. Questa è la vera gloria del discepolo: non l’onore del
mondo, ma la ricompensa dell’amore del Padre.
domenica 21 agosto 2016
VERBO DI DIO. Liturgia della Parola di Domenica 21 agosto, XXI del tempo ordinario
(Is
66,18-21)
Ricondurranno tutti i vostri fratelli da tutte le genti.
Dal
libro del profeta Isaìa
Così
dice il Signore:
«Io verrò a radunare tutte le genti e
tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria.
Io
porrò in essi un segno e manderò i loro superstiti alle popolazioni
di Tarsis, Put, Lud, Mesec, Ros, Tubal e Iavan, alle isole lontane
che non hanno udito parlare di me e non hanno visto la mia gloria;
essi annunceranno la mia gloria alle genti.
Ricondurranno
tutti i vostri fratelli da tutte le genti come offerta al Signore, su
cavalli, su carri, su portantine, su muli, su dromedari, al mio santo
monte di Gerusalemme – dice il Signore –, come i figli d’Israele
portano l’offerta in vasi puri nel tempio del Signore.
Anche
tra loro mi prenderò sacerdoti levìti, dice il Signore».
Parola
di Dio
SECONDA
LETTURA
(Eb
12,5-7.11-13)
Il
Signore corregge colui che egli ama.
Dalla
lettera agli Ebrei
Fratelli,
avete già dimenticato l’esortazione a voi rivolta come a
figli:
«Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore
e
non ti perdere d’animo quando sei ripreso da lui;
perché il
Signore corregge colui che egli ama
e percuote chiunque
riconosce come figlio».
È per la vostra correzione che voi
soffrite! Dio vi tratta come figli; e qual è il figlio che non viene
corretto dal padre? Certo, sul momento, ogni correzione non sembra
causa di gioia, ma di tristezza; dopo, però, arreca un frutto di
pace e di giustizia a quelli che per suo mezzo sono stati
addestrati.
Perciò, rinfrancate le mani inerti e le ginocchia
fiacche e camminate diritti con i vostri piedi, perché il piede che
zoppica non abbia a storpiarsi, ma piuttosto a guarire.
Parola
di Dio
VANGELO
(Lc
13,22-30)
Verranno
da oriente a occidente e siederanno a mensa nel regno di Dio.
+
Dal Vangelo secondo Luca
In
quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre
era in cammino verso Gerusalemme.
Un tale gli chiese:
«Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse
loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io
vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando
il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti
fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore,
aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”.
Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua
presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi
dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi
tutti operatori di ingiustizia!”.
Là ci sarà pianto e
stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i
profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno
da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e
siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che
saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».
Parola
del Signore
GRADINI DI SANTITA': «Colui che ti ha creato senza di te, non ti salva senza di te».
Anche
se la porta è stretta, come dice il Vangelo, tutti possiamo entrare,
perché tutti siamo chiamati alla salvezza e a goderne i frutti,
«seduti insieme a mensa nel regno di Dio», secondo la bella
immagine di Gesù.
Non
basta appartenere alla Chiesa per essere salvi, così come non
bastava essere un membro del popolo d’Israele per gustare la
salvezza. Questa è per coloro che credono e accolgono la promessa di
Dio cambiando la propria vita. Così, alla visione grandiosa proposta
dal profeta Isaia (I
Lettura),
in cui una carovana sconfinata, composta da tutti i popoli della
terra, entra nella città santa per annunziare la gloria di Dio,
corrispondono le parole sconvolgenti di Gesù (Vangelo)
che annuncia l’universalità della redenzione, offerta a tutti i
popoli che la vogliano accettare.
Essere cristiani non è un rito magico che garantisca la salvezza: essa si attua nell’incontro con Cristo, nella partecipazione al suo mistero pasquale di morte e di risurrezione che celebriamo ogni domenica nell’Eucaristia, centro della nostra fede e fulcro delle nostre scelte. Questo ha i colori di una porta stretta, (Vangelo), di una via non facile, perché diversa da ciò che propone il mondo. È sequela di Cristo, non giocherellare con il divino. È l’abbraccio fra l’iniziativa di Dio e la nostra risposta. Come diceva sant’Agostino: «Colui che ti ha creato senza di te, non ti salva senza di te».
Elide Siviero – La Domenica
Essere cristiani non è un rito magico che garantisca la salvezza: essa si attua nell’incontro con Cristo, nella partecipazione al suo mistero pasquale di morte e di risurrezione che celebriamo ogni domenica nell’Eucaristia, centro della nostra fede e fulcro delle nostre scelte. Questo ha i colori di una porta stretta, (Vangelo), di una via non facile, perché diversa da ciò che propone il mondo. È sequela di Cristo, non giocherellare con il divino. È l’abbraccio fra l’iniziativa di Dio e la nostra risposta. Come diceva sant’Agostino: «Colui che ti ha creato senza di te, non ti salva senza di te».
Elide Siviero – La Domenica
lunedì 15 agosto 2016
VERBO DI DIO: Liturgia della Parola nella Solennità della Beata Vergine Maria
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| Altare dell'Assunta in Cattedrale (particolare) |
Prima Lettura (Ap 11,19; 12,1-6.10)
Una
donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi.
Dal
libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo
Si
aprì il tempio di Dio che è nel cielo e apparve nel tempio l'arca
della sua alleanza. Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna
vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una
corona di dodici stelle. Era incinta, e gridava per le doglie e il
travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un
enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette
diademi; la sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e le
precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna, che
stava per partorire, in modo da divorare il bambino appena lo avesse
partorito. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare
tutte le nazioni con scettro di ferro, e suo figlio fu rapito verso
Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, dove
Dio le aveva preparato un rifugio. Allora udii una voce potente nel
cielo che diceva: «Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il
regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo».
Parola
di Dio
Dalla
prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
(1Cor
15,20-27)
Fratelli,
Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti.
Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo
verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti
muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al
suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta,
quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà
il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e
ogni Potenza e Forza. È necessario infatti che egli regni finché
non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L'ultimo nemico a
essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i
suoi piedi.
Parola
di Dio
Dal
Vangelo secondo Luca (Lc 1,39-56)
In
quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione
montuosa, in una città di Giuda.
Entrata
nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta.
Appena
Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel
suo grembo.
Elisabetta
fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu
fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo
che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto
è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio
grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il
Signore le ha detto».
Allora
Maria disse: «L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito
esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua
serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi
cose ha fatto per me l'Onnipotente e Santo è il suo nome; di
generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo
temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi
nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha
innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato
i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi
della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo
e la sua discendenza, per sempre».
Maria
rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.
Parola
del Signo
GRADINI DI SANTITA'
E’
un mistero grande quello che oggi celebriamo, è soprattutto un
mistero di speranza e di gioia per tutti noi: in Maria vediamo la
meta verso cui camminano tutti coloro che sanno legare la propria
vita a quella di Gesù, che lo sanno seguire come ha fatto Maria.
Questa
festa parla allora del nostro futuro, ci dice che anche noi saremo
accanto a Gesù nella gioia di Dio e ci invita ad avere coraggio, a
credere che la potenza della Risurrezione di Cristo può operare
anche in noi e renderci uomini e donne che ogni giorno cercano di
vivere da risorti, portando nell’oscurità del male che c’è nel
mondo, la luce del bene.
Papa Benedetto XVI: (Angelus, 15 agosto 2011)
domenica 14 agosto 2016
VERBO DI DIO: Liturgia della Parola della XX Domenica del Tempo Ordinario
PRIMA
LETTURA (Ger 38,4-6.8-10)
Mi
hai partorito uomo di contesa per tutto il paese (Ger 15,10).
Dal
libro del profeta Geremìa
In
quei giorni, i capi dissero al re: «Si metta a morte Geremìa,
appunto perché egli scoraggia i guerrieri che sono rimasti in questa
città e scoraggia tutto il popolo dicendo loro simili parole, poiché
quest’uomo non cerca il benessere del popolo, ma il male». Il re
Sedecìa rispose: «Ecco, egli è nelle vostre mani; il re infatti
non ha poteri contro di voi».
Essi
allora presero Geremìa e lo gettarono nella cisterna di Malchìa, un
figlio del re, la quale si trovava nell’atrio della prigione.
Calarono Geremìa con corde. Nella cisterna non c’era acqua ma
fango, e così Geremìa affondò nel fango.
Ebed-Mèlec
uscì dalla reggia e disse al re: «O re, mio signore, quegli uomini
hanno agito male facendo quanto hanno fatto al profeta Geremìa,
gettandolo nella cisterna. Egli morirà di fame là dentro, perché
non c’è più pane nella città». Allora il re diede quest’ordine
a Ebed-Mèlec, l’Etiope: «Prendi con te tre uomini di qui e tira
su il profeta Geremìa dalla cisterna prima che muoia».
Parola
di Dio
SECONDA
LETTURA (Eb 12,1-4)
Corriamo
con perseveranza nella corsa che ci sta davanti.
Dalla
lettera agli Ebrei
Fratelli,
anche noi, circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo
deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia,
corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo
fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta
a compimento.
Egli,
di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla
croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di
Dio.
Pensate
attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande
ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi
d’animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta
contro il peccato.
Parola
di Dio
VANGELO
(Lc 12,49-53)
Non
sono venuto a portare pace sulla terra, ma divisione.
+
Dal Vangelo secondo Luca
In
quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono
venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già
acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono
angosciato finché non sia compiuto!
Pensate
che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma
divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque
persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si
divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro
figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro
suocera».
Parola
del Signore
GRADINI DI SANTITA'
Anche
in questa domenica, la liturgia della Parola ci educa a vivere
con autenticità il
nostro essere discepoli di
Cristo. Lo fa in particolare attraverso il Vangelo, che continua la
narrazione del viaggio di Gesù verso Gerusalemme,
luogo in cui egli dirà il suo «sì» pieno e definitivo al Padre
per la nostra salvezza. Lungo il cammino, è il Maestro stesso a
insegnare le condizioni per poter camminare con lui e dietro a lui
«verso Gerusalemme », per mettersi alla sua sequela.
Certo,
di primo acchito, le parole di Gesù possono lasciarci intimoriti
e sconcertati:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra... sono venuto a provocare
divisione». In realtà, sono due espressioni che vanno interpretate
insieme, per non rischiare di considerarle in contrasto con altre
affermazioni evangeliche. Gesù è venuto a “separare con il fuoco”
il bene dal male, il puro dall’impuro, il giusto dall’ingiusto.
In questo senso egli è venuto “a dividere”, a mettere un fecondo
scompiglio nella vita dei suoi discepoli e a spezzare le facili
illusioni di un cammino senza esigenze. Quante volte, del resto, ci
illudiamo di poter coniugare insieme vita sacramentale e compromessi
di ogni genere, pratiche pie e atteggiamenti contro il prossimo!
A
tutto questo, oggi come ieri, Gesù dice un «no» deciso, invitando
tutti a non rimandare in eterno il momento della conversione, a saper
riconoscere il tempo opportuno per rispondere a Dio, a smettere di
vivere in maniera ipocrita, a essere disposti a pagare il prezzo di
scelte concrete coerenti con il Vangelo. È questa l’esperienza di
Geremia (prima lettura). Profeta pacifico, nemico di ogni guerra,
egli viene mandato dal Signore ad annunciare la sua Parola. La
reazione dei suoi ascoltatori è fatta di scherno e di calunnia; la
sua parola viene interpretata come causa di scoraggiamento e, quindi,
contraria agli interessi della città santa. Il profeta, insomma, è
visto come nemico della pace e del bene del popolo. Eppure Geremia è
un profeta innamorato del suo popolo: ed è proprio questa passione a
impedirgli di tacere. Ma la risposta che riceve in cambio è
l’umiliazione e la violenza, di fronte alle quali però il profeta
non arretra.
ALLA
SEQUELA DI CRISTO.
Impariamo, dunque, da questi racconti un insegnamento essenziale:
chiunque, spinto dalla Parola, sceglie di mettersi seriamente alla
sequela di Cristo, deve mettere in conto la separazione da tutto ciò
che è contrario alla
Parola e che appesantisce il
nostro “camminare con Gesù” verso Gerusalemme. Ricordando che la
Gerusalemme verso cui, con Gesù, siamo incamminati non è un luogo
fisico, ma tutto ciò che contribuisce a far diventare questo nostro
mondo sempre più simile a come Dio stesso lo sogna, un mondo
dove l’amore regna
e ogni uomo riconosca nell’altro un fratello con
cui vivere in comunione.
Da
Famiglia Cristiana – Mons. Nunzio Galantino
60° Anniversario di ordinazione sacerdotale di Don Luigi Tarantino
| 15 agosto 1956 - Un momento dell'ordinazione sacerdotale di Don Luigi |
La Chiesa diocesana di Nardò-Gallipoli ed, in particolare, la nostra Parrocchia, unitamente alla Parrocchia di San Biagio di San Simone, invita tutti a ringraziare il Signore per il 60° anniversario di Ordinazione Sacerdotale di
Don
Luigi M. Tarantino
che,
per l'imposizione delle mani di S. Ecc. Mons. Francesco De Filippis, fu
ordinato Sacerdote, nella Chiesa di San Biagio, a San Simone, il 15
agosto 1956.
Per
la ricorrenza, il 15 agosto, alle ore 20, presso la stessa Chiesa di
San Simone, Sua Ecc. Mons. Fernando Filograna, Vescovo diocesano,
presiederà una solenne Concelebrazione.
La nostra comunità parrocchiale ricorderà e celebrerà l'evento all'inizio del prossimo anno pastorale.
La nostra comunità parrocchiale ricorderà e celebrerà l'evento all'inizio del prossimo anno pastorale.
Grati per il dono del sacerdozio di don Luigi e per il suo lungo e proficuo ministero pastorale nella Parrocchia di Sant'Agata, ci rivolgiamo a Cristo Gesù, Sacerdote Eterno, con la preghiera che egli stesso ha voluto rivolgere in questa circostanza:
Signore Gesù, concedimi
in
questo mio 60° Sacerdotale
di
poter confermare con lo stesso ardore
del
Santo Curato d'Ars le parole
con
cui egli stesso soleva rivolgersi a Te:
"Ti
amo, o Dio infinitamente amabile
e
preferisco morire amandoti
piuttosto
che vivere un solo istante
senza
amarti.
Ti
amo, Signore,
e
l'unica grazia che ti chiedo
è
di amarti eternamente.
Mio
Dio, se la mia lingua
non
può dirti ad ogni istante che ti amo,
voglio
che il mio cuore
te
lo ripeta tante volte quante volte respiro.
Ti
amo, o mio Divino Salvatore,
perché
sei stato crocifisso per me,
e
mi tieni quaggiù crocifisso con Te.
Mio
Dio, fammi la grazia
di
morire amandoti e sapendo che ti amo".
Amen
giovedì 11 agosto 2016
Estate solidale 2016
Nel
cuore dell’estate giunge la proposta di due serate di riflessione a
cura del cantautore don Piero Nestola, della sua band e delle coriste
Agorà.
Primo
appuntamento venerdì
12 agosto 2016 alle ore 20.30
presso la Parrocchia San Gerardo Maiella in Gallipoli con “Jobel.
Canto di Misericordia”
una riflessione artistico-musicale sui temi della misericordia in
questo anno dedicato al Giubileo straordinario sulla misericordia.
Sostare
tra i frastuoni e la velocità delle giornate estive, per ritrovare
tempo, per mettersi in ascolto, per percorrere un tratto di strada e
ritrovare se stessi, l’incontro con gli altri, la misericordia che
dona vita vera.
Seconda
appuntamento nell’ambito del calendario delle iniziative solidali
per l’Estate 2016, promosso da Bethel Cooperativa Sociale onlus e
da altre associazioni della rete solidale di Nardò con il patrocinio
del Comune di Nardò, previsto presso l’Oasi Tabor mercoledì
17 agosto 2016 alle ore 20.30.
“Suoni
per terre lontane”
– è il nome dell’evento di don Piero Nestola e la sua band per
riflettere insieme sul tema della missionarietà quanto mai attuale
in un contesto di multietnie e diverse culture. La capacità di
accogliere l’altro, di dare vero senso all’integrazione, di fare
tesoro di quanto gli altri possono portare nella nostra esperienza.
Nell’ambito della serata sarà presentato anche il Progetto “Pianta
la Speranza” dell’Ufficio Missionario della Diocesi di Nardò-
Gallipoli che prevede la realizzazione della recinzione a mezzo
alberi di un terreno destinato alla realizzazione di una scuola a
Pajule in Uganda.
Due
eventi da vivere, ascoltare … trovare il tempo per esserci!
domenica 7 agosto 2016
VERBO DI DIO: Liturgia della Parola della XIX Domenica del Tempo Ordinario
PRIMA
LETTURA
(Sap
18,6-9)
Come punisti gli avversari, così glorificasti noi, chiamandoci a te.
Dal
libro della Sapienza
La notte [della liberazione] fu preannunciata ai nostri padri,
perché avessero coraggio,
sapendo bene a quali giuramenti avevano prestato fedeltà.
Il tuo popolo infatti era in attesa
della salvezza dei giusti, della rovina dei nemici.
Difatti come punisti gli avversari,
così glorificasti noi, chiamandoci a te.
I figli santi dei giusti offrivano sacrifici in segreto
e si imposero, concordi, questa legge divina:
di condividere allo stesso modo successi e pericoli,
intonando subito le sacre lodi dei padri.
Parola di Dio
La notte [della liberazione] fu preannunciata ai nostri padri,
perché avessero coraggio,
sapendo bene a quali giuramenti avevano prestato fedeltà.
Il tuo popolo infatti era in attesa
della salvezza dei giusti, della rovina dei nemici.
Difatti come punisti gli avversari,
così glorificasti noi, chiamandoci a te.
I figli santi dei giusti offrivano sacrifici in segreto
e si imposero, concordi, questa legge divina:
di condividere allo stesso modo successi e pericoli,
intonando subito le sacre lodi dei padri.
Parola di Dio
SECONDA
LETTURA
(Eb
11,1-2.8-19)
Aspettava la città il cui architetto e costruttore è Dio stesso.
Dalla
lettera agli Ebrei
Fratelli, la fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. Per questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio.
Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava.
Per fede, egli soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso.
Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare.
Nella fede morirono tutti costoro, senza aver ottenuto i beni promessi, ma li videro e li salutarono solo da lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sulla terra. Chi parla così, mostra di essere alla ricerca di una patria. Se avessero pensato a quella da cui erano usciti, avrebbero avuto la possibilità di ritornarvi; ora invece essi aspirano a una patria migliore, cioè a quella celeste. Per questo Dio non si vergogna di essere chiamato loro Dio. Ha preparato infatti per loro una città.
Per fede, Abramo, messo alla prova, offrì Isacco, e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito figlio, del quale era stato detto: «Mediante Isacco avrai una tua discendenza». Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe anche come simbolo.
Parola di Dio.
VANGELO
Fratelli, la fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. Per questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio.
Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava.
Per fede, egli soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso.
Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare.
Nella fede morirono tutti costoro, senza aver ottenuto i beni promessi, ma li videro e li salutarono solo da lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sulla terra. Chi parla così, mostra di essere alla ricerca di una patria. Se avessero pensato a quella da cui erano usciti, avrebbero avuto la possibilità di ritornarvi; ora invece essi aspirano a una patria migliore, cioè a quella celeste. Per questo Dio non si vergogna di essere chiamato loro Dio. Ha preparato infatti per loro una città.
Per fede, Abramo, messo alla prova, offrì Isacco, e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito figlio, del quale era stato detto: «Mediante Isacco avrai una tua discendenza». Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe anche come simbolo.
Parola di Dio.
VANGELO
(Lc
12,32-48)
Anche voi tenetevi pronti.
+ Dal
Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.
Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».
Parola del Signore.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.
Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».
Parola del Signore.
GRADINI DI SANTITA'
Nell’attesa
del Signore dobbiamo evitare la frenesia del fare e la freddezza
nell’attendere. Il Signore ci invita alla vigilanza attiva. Mentre
abbiamo tempo “facciamo bene” il bene in famiglia, attorno a noi,
con serenità e semplicità.
La
dimensione dell’attesa è parte costitutiva ed essenziale della
vita cristiana. Il mondo attuale però non sa più attendere, lo
considera un tempo sprecato e quindi apprezza ciò che riesce ad
ottenere subito e senza sforzo. La parola di Dio ci aiuta a
recuperarne il senso profondo. Anzitutto non si tratta di un’attesa
a vuoto, ma dell’incontro più importante della nostra vita: quella
con Cristo, lo Sposo dell’umanità (Vangelo).
Per attendere l’Amato nessuna attesa è troppo lunga. Occorre
vigilanza perché non vinca la stanchezza e l’indifferenza.
Si tratta poi dell’attesa della nostra salvezza (I Lettura). Solo l’intervento di Dio, come per il popolo di Israele, ci libererà da ciò che ci opprime e ci tiene schiavi. Camminando verso questo compimento, la fede in Dio sostiene la nostra speranza e ci fa intravvedere le realtà invisibili (II lettura). Per chi nella Chiesa ha un ministero particolare, la vigilanza assume la forma della sollecitudine verso i fratelli (terza parabola del Vangelo). Attendere e operare non sono in contrasto, anzi servendo con amore i fratelli anticipiamo e prepariamo l’incontro definitivo con Cristo.
Agatino Gugliara, ssp – LA DOMENICA
Si tratta poi dell’attesa della nostra salvezza (I Lettura). Solo l’intervento di Dio, come per il popolo di Israele, ci libererà da ciò che ci opprime e ci tiene schiavi. Camminando verso questo compimento, la fede in Dio sostiene la nostra speranza e ci fa intravvedere le realtà invisibili (II lettura). Per chi nella Chiesa ha un ministero particolare, la vigilanza assume la forma della sollecitudine verso i fratelli (terza parabola del Vangelo). Attendere e operare non sono in contrasto, anzi servendo con amore i fratelli anticipiamo e prepariamo l’incontro definitivo con Cristo.
Agatino Gugliara, ssp – LA DOMENICA
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