mercoledì 29 giugno 2016

29 giugno 1991 - 29 giugno 2016 - 25 anni dall'ordinazione sacerdotale di Mons. Piero De Santis, nostro parroco

29 giugno 1991 - Un momento dell'Ordinazione 
Sacerdotale di don Piero
Campane a festa oggi nella chiesa Cattedrale di Sant'Agata. Per la solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, certamente. 
Ma anche per la felice ricorrenza del venticinquesimo anniversario dell'ordinazione sacerdotale del nostro Parroco, Mons. Piero De Santis.
La Comunità parrocchiale questa sera, con inizio alle ore 19,30, assieme al vescovo Mons. Fernando Filograna, si riunirà attorno all'Altare del Signore per rendere grazie a Dio, ed attorno al suo parroco, per testimoniare l'affetto e la sincera gratitudine per l'intero suo ministero sacerdotale ed, in particolare, per i dieci anni passati alla guida pastorale nella nostra comunità parrocchiale.
Poniamo alla meditazione dei nostri lettori lo scritto che don Giancarlo Biguzzi, noto Biblista, ha inviato per il numero speciale  de LA SENTINELLA.

sabato 25 giugno 2016

VERBO DI DIO: Liturgia della Parole della XIII Domenica del Tempo Ordinario

PRIMA LETTURA
(1Re 19,16.19-21)

Eliseo si alzò e seguì Elìa.
Dal primo libro dei Re

In quei giorni, il Signore disse a Elìa: «Ungerai Eliseo, figlio di Safat, di Abel-Mecolà, come profeta al tuo posto».
Partito di lì, Elìa trovò Eliseo, figlio di Safat. Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il dodicesimo. Elìa, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello.
Quello lasciò i buoi e corse dietro a Elìa, dicendogli: «Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò». Elìa disse: «Va’ e torna, perché sai che cosa ho fatto per te».
Allontanatosi da lui, Eliseo prese un paio di buoi e li uccise; con la legna del giogo dei buoi fece cuocere la carne e la diede al popolo, perché la mangiasse. Quindi si alzò e seguì Elìa, entrando al suo servizio.

Parola di Dio


SECONDA LETTURA
(Gal 5,1.13-18)

Siete stati chiamati alla libertà. 
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati

Fratelli, Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù.
Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Che questa libertà non divenga però un pretesto per la carne; mediante l’amore siate invece a servizio gli uni degli altri. Tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: «Amerai il tuo prossimo come te stesso». Ma se vi mordete e vi divorate a vicenda, badate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri!
Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste.
Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge.

Parola di Dio




VANGELO
(Lc 9,51-62)

Prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme. Ti seguirò ovunque tu vada.



+ Dal Vangelo secondo Luca

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».

Parola del Signore

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO: Commento di Don Piero De Santis


Come seguire il Signore Gesù, come camminare «sulle sue tracce» (cfr. l Pt 2,21)? Questa la domanda alla quale il vangelo odierno (Lc 9,51-62) risponde.
Il brano si apre con un'annotazione importante: «Gesù rese duro il suo volto per andare a Gerusalemme». Inizia qui la parte centrale del vangelo secondo Luca, quella in cui Gesù persegue il suo cammino verso la città santa con estrema risolutezza, raccogliendo tutte le sue forze per fare fronte alle difficoltà che lo attendono; egli sa infatti che «non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme» (Lc 13,33). E nonostante il suo desiderio di mostrare alla città santa la via della pace, prima della passione non gli resterà che il pianto su di essa, incapace di riconoscere chi la visi tava per portarle la vita (cfr. Lc 19,41-44).
Gesù invia avanti a sé alcuni messaggeri incaricati di annunciare il suo passaggio ma questi, giunti in un villaggio samaritano, vengono respinti a causa di un'antica rivalità religiosa tra i giudei e gli stessi samaritani (cfr. Gv 4,9). Non sempre Gesù è accolto con favore; quel che è certo, invece, è la sua volontà di non vendicarsi, di non reagire con la violenza allo sgarbo ricevuto. Ma questo non è l'atteggiamento spontaneo dei suoi discepoli che, rappresentati da Giacomo e Giovanni, gli impetuosi «figli del tuono» (Mc 3,17), vorrebbero far scendere un fuoco dal cielo su chi li ha respinti. Essi possono appellarsi a un precedente illustre: il profeta Elia aveva agito in questo modo contro i suoi avversari (cfr. 2Re 1,10.12). Non così Gesù, che non vuole opporre ostilità a ostilità: egli vive radicalmente quell'amore per il nemico che insegna (cfr. Lc 6,27-35), e così mostra a chi lo segue come non si debba mai cadere nella terribile logica della «reciprocità»... Il discepolo di Gesù Cristo è sempre e solo chiamato a fare il bene, anche nei confronti di chi lo osteggia!
Durante questo cammino verso Gerusalemme due «aspiranti discepoli» si propongono a Gesù, e un altro, chiamato da lui, gli pone delle condizioni preliminari. Atteggiamenti inadeguati alla sequela di Gesù, perché per intraprendere quel cammino ciò che conta è ascoltare la chiamata di Gesù, accoglierla e obbedirle, pronti ad andare con lui anche dove non vorremmo, senza ostacolare le esigenze che lui pone: così è avvenuto, pur in mezzo a infedeltà e cadute, a quanti han no seguito Gesù sulle strade della Galilea e della Giudea.
Il primo individuo si propone dicendo, pieno di zelo: «Ti seguirò dovunque tu vada». Ma Gesù sembra scoraggiarlo, insistendo sulla sua condizione itinerante, caratterizzata dalla precarietà propria di chi pone come metro ultimo del suo agire solo il regno di Dio: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo». Nessuna presunzione di sé in chi vuole seguire Gesù! Al secondo è Gesù stesso che indirizza la sua chiamata, ma si sente rispondere: «Signore, permettimi di andare a seppellire prima mio padre». Gesù però non am mette dilazioni e replica con una parola paradossale: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu và e annuncia il regno di Dio». Ovvero, di fronte alla sua chiamata non c'è più tempo nemmeno per adempiere ai doveri di pietà famigliare (cfr. Es 20,12; Tb 4,3): bisogna dare il primato a Gesù, qui e ora. Vi è infine un terzo che dice a Gesù: «Ti seguirò, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa». Elia aveva concesso questo a Eliseo (cfr. 1 Re 19,19-21), ma Gesù afferma: «Nessuno che mette mano all'aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio». La vita cristiana è questione di risolutezza e di perseveranza: risolutezza come necessaria mobilitazione delle energie per scegliere e perseguire lo scopo, perseveranza come fedeltà quotidiana fino alla morte. Dobbiamo essere ogni giorno «dimentichi di ciò che sta dietro e protesi verso ciò che sta davanti» (cfr. Fil 3,13), Gesù Cristo, che sempre ci precede nel cammino verso il Regno.

Gesù ha esposto con franchezza le esigenze della sua sequela, valide per tutti i cristiani. Come rispondere alla chia mata che nasce dal suo amore per noi? Con l'amore: amando Gesù al di sopra di tutto, più di ogni altro nostro amore (cfr. Mt 10,37), e attraverso di lui gli altri, anche i nostri ne mici. Ma per fare questo occorre considerare il Signore Gesù come il tesoro prezioso della nostra vita (cfr. Mt 13,44) e ritenere che valga la pena vivere come lui ha vissuto. Del resto, lui lo ha detto chiaramente: «Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà» (Lc 9,24).

GRADINI DI SANTITA'

ESIGENZE DELLA SEQUELA. Anche il Vangelo richiama le esigenze che comporta il vivere la sequela di Gesù. Nella prima parte del brano, di fronte al rifiuto di un villaggio di Samaritani, si fa strada l’eterna tentazione dei discepoli: imporre la verità con la forza e, talvolta, anche con arroganza. Atteggiamenti tipici di chi interpreta il servizio del discepolo come impegno “contro” qualcuno, e non come un mettersi pazientemente “accanto” a qualcuno. Ma a questa modalità errata, Gesù oppone il suo secco rimprovero. E poi, invita a rimettersi «in cammino verso un altro villaggio», perché c’è sempre un altro paese da attraversare, altre persone da incontrare, un altro cuore a cui annunziare la bontà e l’amore del Padre. Essere discepoli di Gesù, dunque, è saper stare sempre “in cammino”. Chi vuol vivere tranquillamente all’interno dei suoi schemi e nelle sue comode sicurezze è lontano mille miglia dalla logica del discepolato. 
Il Vangelo poi ci presenta altri modi di intendere l’essere discepoli. «Ti seguirò dovunque tu vada». Ma Gesù, invece di apprezzare lo slancio e l’entusiasmo di questo tale, sottolinea la fatica che comporta il seguirlo seriamente. Altre due persone vogliono seguire Gesù, ma chiedono di poter prima seppellire il padre, o di salutare i familiari. Il Signore ha per essi un’espressione forte: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio». Espressione che non intende certo penalizzare gli affetti, ma invita a spendersi per cose nuove e inedite: «Tu va’ e annunzia il regno di Dio». 

Troppo duro? Troppo difficile? Impossibile per noi? Non con la grazia di Dio che ci sostiene e ci guida, per divenire veri discepoli di Gesù.

da Famiglia Cristiana

XXV ANNIVERSARIO DI ORDINAZIONE SACERDOTALE DEL NOSTRO PARROCO



PROGRAMMA


SETTIMANA IN PARROCCHIA

APPUNTAMENTI DAL 28 GIUGNO AL 3 LUGLIO

Domenica
26 Giugno
Orario delle SS. Messe:
Ore 8.00: Monastero di S. Teresa.
Ore 10.00: Basilica Cattedrale.
Ore 18.00: S. Francesco d'Assisi.
Ore 19.00: Basilica Cattedrale.
Ore 20.00, nella Basilica Concattedrale, spiritual performance di Dajana, cantante Jazz, preceduta dalla testimonianza del percorso di fede del pittore, il Maestro Giuseppe Afrune.

Lunedì
27 Giugno

ore 20.515 nella Chiesa del Monastero di S. Teresa di Gesù, Veglia di Preghiera Vocazionale animata dai giovani del Movimento Giovanile delle Confraternite e delle Associazioni.
Martedì
28 Giugno


Ore 20.00, nella Basilica Concattedrale, catechesi biblica tenuta dal Prof. Don Marcello Brunini, docente di Teologia spirituale e Scienze umane presso lo Studio Teologico Interdiocesano di Camaiore (Lucca) e presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Pisa.

Mercoledì
29 Giugno

Solennità dei SS. Apostoli Pietro e Paolo

XXV Anniversario dell’Ordinazione Sacerdotale del nostro parroco
Ore 19,30 Solenne Concelebrazione Eucaristica presieduta da S. Ecc. Rev.ma Mons. Fernando Filograna – Vescovo di Nardo-Gallipoli

Domenica
3 Luglio
Orario delle SS. Messe:
Ore 8.00: Monastero di S. Teresa.
Ore 10.00: Basilica Cattedrale.
Ore 18.00: S. Francesco d'Assisi.
Ore 19.00: Basilica Cattedrale.



sabato 18 giugno 2016

VERBO DI DIO: Liturgia della Parole della XII Domenica del tempo ordinario

PRIMA LETTURA (Zc 12,10-11;13,1)

Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto (Gv 19, 37)
Dal libro del profeta Zaccarìa

Così dice il Signore:
«Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a me, colui che hanno trafitto. Ne faranno il lutto come si fa il lutto per un figlio unico, lo piangeranno come si piange il primogenito.
In quel giorno grande sarà il lamento a Gerusalemme, simile al lamento di Adad-Rimmon nella pianura di Meghiddo.
In quel giorno vi sarà per la casa di Davide e per gli abitanti di Gerusalemme una sorgente zampillante per lavare il peccato e l’impurità».

Parola di Dio


SECONDA LETTURA (Gal 3,26-29)
Quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati

Fratelli, tutti voi siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo.
Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù.
Se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa.

Parola di Dio


VANGELO (Lc 9,18-24)
Tu sei il Cristo di Dio. Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto.
+ Dal Vangelo secondo Luca

Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà».

Parola del Signore

COMMENTO ALL XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO di don Piero De Santis

Il brano evangelico odierno (Lc 9,18-24) è composto di due parti strettamente collegate tra loro, che possono essere sintetizzate da due domande: chi è Gesù? Chi è il suo discepolo?
Nella prima parte Pietro, in risposta a un interrogativo po sto da Gesù, lo acclama quale «Cristo di Dio», quale Messia. E Gesù, dopo aver imposto ai Dodici il silenzio su questa identità, precisa immediatamente quale sia la sua messianicità: quella del «Figlio dell'uomo che deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno». Su questi versetti la chiesa ci invita a meditare anche nell'annata B, offrendoci il brano parallelo del vangelo secondo Marco (Mc 8,27-35: XXIV domenica del tempo ordinario, annata B) e ricordandoci che, con questo «deve», Gesù non allude a un destino crudele impostogli da Dio, bensì innanzitutto a una necessità umana: in un mondo ingiusto il giusto può solo essere osteggiato fino a essere ucciso se se ne presenta l'occasione (cfr. Sap 2). Gesù avrebbe potuto passare dalla parte degli ingiusti, allora l'ostilità verso di lui sarebbe cessata. Ma se egli affronta questa situazione continuando a vivere come giusto, ossia restando fedele a Dio, ecco che la necessità umana può anche essere letta come necessità divina: nel senso che la libera obbedienza alla volontà di Dio, che chie-de di vivere l'amore fino all'estremo, esige una vita di amore, anche a costo di una fine ignominiosa.
Ma il brano odierno ci consente anche di sostare più ap profonditamente sulle richieste fatte da Gesù a chi vuole seguirlo, ovvero sulle esigenze che dalla sua particolarissima messianicità discendono per i suoi discepoli. Gesù - annota Luca - non indirizza il suo sguardo solo alla sua piccola comunità, ma lo estende a «tutti»; rivolge delle precise richieste a tutti coloro che vogliono andare dietro a lui, mettendoli in guardia con chiarezza, anche a costo di scoraggiarli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua». Sono parole a prima vista dure, che richiedono a noi una comprensione intelligente: non vanno intese in senso fondamentalista, alla stregua di «un programma di morte» (Bruno Maggioni) o di una chiamata all'auto-annientamento, né d'altra parte vanno edulcorate, come se fossero una semplice metafora.
Rinnegare se stessi significa smettere di voler affermare se stessi, lottare contro l'egoismo che sempre ci minaccia, contro quella terribile malattia che la tradizione cristiana ha definito «amore di sé»: una brama perseguita a ogni costo, anche contro e senza gli altri; una preoccupazione esclusiva per sé che induce a considerare il proprio io come misura della realtà. Chi vince questo egoismo mortifero cessa di essere ripiegato sui propri interessi e diventa libero di vivere per gli altri, di generare pensieri, parole e azioni finalizzate alla comunione fraterna. Allora può anche farsi carico della propria croce ogni giorno - precisazione solo lucana -, con faticosa perseveranza. Portare la croce è caricarsi dello strumento della propria esecuzione, rinunciando a difendersi e ad autogiustificarsi; è mostrare con la nostra vita quotidiana che niente e nessuno potrà mai impedirci di vivere il Vangelo, che è possibile trasformare anche l'ingiusta violenza che si scarica contro di noi in un'occasione per amare i nostri nemici. In questo stile di vita c'è chi ci ha preceduti, Gesù Cristo. Si tratta di seguirlo sempre, ovunque egli vada (cfr. Ap 14,4), certi che egli ha vissuto il cammino della croce come segno ultimo di una vita piena d'amore: non bisogna infatti leggere la vita di Gesù a partire dalla croce, bensì la croce a partire dalla vita di chi vi è salito, Gesù, colui che ha trasformato uno strumento di esecuzione capitale nel luogo della massima gloria!

Queste tre istanze rimangono valide in tutta la loro radicalità, oggi come allora, e disegnano un cammino di vita piena e felice. La miglior interpretazione a esse la fornisce Gesù stesso, commentandole con quelle parole che costituiscono il vero fulcro della differenza cristiana: «Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà». Ecco l'intima verità del Vangelo: perdere la nostra vita per amore di Gesù Cristo è ciò che può giustificare ogni nostra rinuncia, è la vera beatitudine possibile già qui e ora. Ma se non comprendiamo questo, possiamo ancora dirci cristiani?

GRADINI DI SANTITA'

La liturgia oggi ci ricorda un dato essenziale nella nostra vita di fede: chi riconosce in Gesù di Nazaret il Messia deve accoglierlo come l’Amore crocifisso ed essere disposto a seguirlo anche quando si trova sul Calvario.

«GUARDERANNO a me, colui che hanno trafitto». Significativa questa espressione del profeta Zaccaria (I Lettura), che si compirà nella Croce di Cristo. È infatti alla luce del Vangelo che si comprende che il misterioso “trafitto” è il Cristo Signore con i segni della Passione, che sfocerà nella gloria della Pasqua (Cfr Gv 19,37).
E con l’apostolo Paolo (II Lettura) scopriamo il legame vitale tra la Pasqua di Cristo e il nostro Battesimo, che ci ha conformati a lui. Uscendo rinnovati dalle acque del fonte battesimale, i cristiani sono «rivestiti di Cristo» e beneficiano, nella fede, della vera «discendenza di Abramo».
Il Vangelo ci offre un sondaggio che Gesù stesso compie e che coinvolge anche i discepoli («Ma voi, chi dite che io sia?»). Pietro, illuminato dallo Spirito del Padre, proclama Gesù «il Cristo di Dio». Ma Gesù, per spiazzare ogni concezione politica o rivoluzionaria sulla sua identità di Messia, (“Cristo” è la traduzione greca) rivela il progetto che il Padre ha su di lui: Gesù deve intraprendere la strada della Croce, via necessaria che porta alla gloria, alla vita in pienezza. Anche i discepoli dovranno percorrerla.

Orlando Zambello, sspLa Domenica

SETTIMANA IN PARROCCHIA

APPUNTAMENTI DAL 20 AL 28 GIUGNO



Lunedì
20 Giugno


Dopo la S. Messa delle ore 19.00 si snoderà per le vie del centro storico la processione con il simulacro di S. Luigi.
Martedì
21 Giugno

Memoria di
S. Luigi Gonzaga

Le S. Messe in Cattedrale avranno il seguente orario: ore 9.00 - 10.00 - 19.00

Mercoledì
22 Giugno


Ore 19.30: Prove del coro parrocchiale.

Giovedì
23 Giugno


Ore 19.30: Prove del coro parrocchiale.
Domenica
26 Giugno
Orario delle SS. Messe:
Ore 8.00: Monastero di S. Teresa.
Ore 10.00: Basilica Cattedrale.
Ore 18.00: S. Francesco d'Assisi.
Ore 19.00: Basilica Cattedrale.

Domenica 26 giugno 2016, ore 20.00, nella Basilica Concattedrale, spiritual performance di Dajana, cantante Jazz, preceduta dalla testimonianza del percorso di fede del pittore, il Maestro Giuseppe Afrune.
Lunedì 27 giugno 2016, ore 20.00, nella Chiesa del Monastero di S. Teresa di Gesù, Veglia di Preghiera Vocazionale animata dai giovani del Movimento Giovanile delle Confraternite e delle Associazioni.

Martedì 28 giugno 2016, ore 20.00, nella Basilica Concattedrale, catechesi biblica tenuta dal Prof. Don Marcello Brunini, docente di Teologia spirituale e Scienze umane presso lo Studio Teologico Interdiocesano di Camaiore (Lucca) e presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Pisa.

domenica 12 giugno 2016

VERBO DI DIO. Liturgia della Parola della XI Domenica del tempo ordinario

PRIMA LETTURA
(2Sam 12,7-10.13)

Il Signore ha rimosso il tuo peccato: tu non morirai.
Dal secondo libro di Samuèle


 

In quei giorni, Natan disse a Davide: «Così dice il Signore, Dio d’Israele: Io ti ho unto re d’Israele e ti ho liberato dalle mani di Saul, ti ho dato la casa del tuo padrone e ho messo nelle tue braccia le donne del tuo padrone, ti ho dato la casa d’Israele e di Giuda e, se questo fosse troppo poco, io vi aggiungerei anche altro.
Perché dunque hai disprezzato la parola del Signore, facendo ciò che è male ai suoi occhi? Tu hai colpito di spada Urìa l’Ittìta, hai preso in moglie la moglie sua e lo hai ucciso con la spada degli Ammonìti.
Ebbene, la spada non si allontanerà mai dalla tua casa, poiché tu mi hai disprezzato e hai preso in moglie la moglie di Urìa l’Ittìta».
Allora Davide disse a Natan: «Ho peccato contro il Signore!». Natan rispose a Davide: «Il Signore ha rimosso il tuo peccato: tu non morirai».

Parola di Dio


SECONDA LETTURA
(Gal 2,16.19-21)


Non vivo più io, ma Cristo vive in me.


Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati

Fratelli, sapendo che l’uomo non è giustificato per le opere della Legge ma soltanto per mezzo della fede in Gesù Cristo, abbiamo creduto anche noi in Cristo Gesù per essere giustificati per la fede in Cristo e non per le opere della Legge; poiché per le opere della Legge non verrà mai giustificato nessuno.
In realtà mediante la Legge io sono morto alla Legge, affinché io viva per Dio. Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.
Dunque non rendo vana la grazia di Dio; infatti, se la giustificazione viene dalla Legge, Cristo è morto invano.

Parola di Dio




VANGELO
(Lc 7,36-8,3)


Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato.


+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo.
Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».
Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene».
E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco».
Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».
In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.

Parola del Signore.

GRADINI DI SANTITA'

Gesù è il volto misericordioso del Padre che si fa carne. Il perdono, che Gesù offre alla donna peccatrice, è un atto di misericordia gratuita, che una creatura non può meritare, ma sempre chiedere. Il perdono accolto ci fa vivere meglio con i fratelli.


IL SIGNORE guarda al cuore dell’uomo. Solo lui conosce il nostro intimo. Egli è più grande di qualsiasi peccato possiamo commettere e di qualsiasi colpa il nostro cuore ci rimproveri, perché la sua misericordia è senza limiti. La peccatrice (Vangelo) che piange ai piedi di Gesù e asciuga le lacrime con i suoi capelli rappresenta chiunque comprenda l’intensità dell'amore con cui è amato da Dio e quanto non vi abbia corrisposto. È l’immagine dell’uomo peccatore che, sentendosi indegno di avvicinarsi a Cristo, con umiltà chiede perdono per tutte le sue colpe. È in quel momento che la misericordia di Dio riceve la massima glorificazione, perché la vita vince sulla morte. 

Anche il profeta Natan (I Lettura) fa prendere coscienza a re Davide del male che ha commesso e gli ricorda il patto di amicizia con Dio che ha infranto. La reazione di Davide non è di chiusura, ma di umile coraggio nel riconoscere il proprio errore. E il Signore lo perdona. Paolo (II Lettura) parla della giustificazione ottenuta per la fede. Gesù aveva detto alla peccatrice: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».

Nicola GoriLa Domenica

SETTIMANA IN PARROCCHIA

Appuntamenti dal 13 al 19 giugno


Lunedì
13 Giugno

Memoria di
S. Antonio da Padova


Nella Chiesa di S. Francesco d'Assisi le SS. Messe avranno il seguente orario: 9.30 e 18.00.
Martedì
14 Giugno

ore 19.00, in cattedrale, lectio divina. Segue la S. Messa e l'Adorazione eucaristica fino alle ore 21.00
Mercoledì
15 Giugno



Ore 19.30: Nella Chiesa di S. Gabriele, sarà presentata l'Esortazione Apostolica post-sinodale "Amoris Laetitia" di Papa Francesco. Si invitano tutti gli operatori pastorali e le coppie di sposi ad essere presenti.

Giovedì
16 Giugno



Ore 19.30: Prove del coro parrocchiale.
Domenica
19 Giugno
Orario delle SS. Messe:
Ore 8.00: Monastero di S. Teresa.
Ore 10.00: Basilica Cattedrale.
Ore 18.00: S. Francesco d'Assisi.
Ore 19.00: Basilica Cattedrale.





domenica 5 giugno 2016

VERBO DI DIO: Liturgia della parola della X domenica del tempo ordinario

PRIMA LETTURA (1Re 17,17-24)


Tuo figlio vive.
Dal primo libro dei Re

In quei giorni, il figlio della padrona di casa, [la vedova di Sarepta di Sidòne,] si ammalò. La sua malattia si aggravò tanto che egli cessò di respirare. Allora lei disse a Elìa: «Che cosa c’è fra me e te, o uomo di Dio? Sei venuto da me per rinnovare il ricordo della mia colpa e per far morire mio figlio?».
Elia le disse: «Dammi tuo figlio». Glielo prese dal seno, lo portò nella stanza superiore, dove abitava, e lo stese sul letto. Quindi invocò il Signore: «Signore, mio Dio, vuoi fare del male anche a questa vedova che mi ospita, tanto da farle morire il figlio?». Si distese tre volte sul bambino e invocò il Signore: «Signore, mio Dio, la vita di questo bambino torni nel suo corpo».
Il Signore ascoltò la voce di Elìa; la vita del bambino tornò nel suo corpo e quegli riprese a vivere. Elìa prese il bambino, lo portò giù nella casa dalla stanza superiore e lo consegnò alla madre. Elìa disse: «Guarda! Tuo figlio vive». La donna disse a Elìa: «Ora so veramente che tu sei uomo di Dio e che la parola del Signore nella tua bocca è verità».

Parola di Dio


SECONDA LETTURA (Gal 1,11-19)


Si compiacque di rivelare in me il Figlio suo perché lo annunciassi in mezzo alle genti. 
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati

Vi dichiaro, fratelli, che il Vangelo da me annunciato non segue un modello umano; infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo.
Voi avete certamente sentito parlare della mia condotta di un tempo nel giudaismo: perseguitavo ferocemente la Chiesa di Dio e la devastavo, superando nel giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com’ero nel sostenere le tradizioni dei padri.
Ma quando Dio, che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia, si compiacque di rivelare in me il Figlio suo perché lo annunciassi in mezzo alle genti, subito, senza chiedere consiglio a nessuno, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco.
In seguito, tre anni dopo, salii a Gerusalemme per andare a conoscere Cefa e rimasi presso di lui quindici giorni; degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore.

Parola di Dio


VANGELO (Lc 7,11-17)


Ragazzo, dico a te, alzati! 

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.
Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo».
Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.

Parola del Signo

X Domenica del tempo ordinario: Commento di don Piero De Santis



I vangeli narrano tre resurrezioni compiute da Gesù: quella del figlio della vedova di Nain (Lc7,11-17), su cui meditiamo oggi, quella della figlia del capo della sinagoga Giairo (cfr. Lc 8,40-42.49-56) e quella del suo amico Lazzaro (cfr. Gv 11). L'intento di questi racconti non è di insistere sull'aspetto miracolistico o prodigioso, bensì di rivolgere ai lettori - pur con diverse sfumature - l'annuncio pasquale: Gesù è la vita più forte della morte ed è venuto per condurre tutti gli uomini alla vita eterna.
Due cortei ben diversi si incrociano alla porta della città di Nain: quello di Gesù, seguito dai discepoli e da una folla numerosa desiderosa di ascoltarlo, e il corteo funebre che accompagna al sepolcro il figlio unico di una madre vedova. Gesù allora prende l'iniziativa e decide di trasformare quella che è una coincidenza casuale in un incontro vero e proprio, in una relazione scelta e condotta fino alle estreme conseguenze. Tutto nasce nel segreto del suo cuore, che si lascia ferire dal dolore insopportabile di questa donna in cui si imbatte: «Vedendola, il Signore fu preso da viscerale compassione per lei», così dice alla lettera il testo. La compassione non è una forma di commiserazione, ma è ascolto e accoglienza dell'altro nella sua sofferenza, capacità di con-soffrire con chi ci passa accanto e a cui decidiamo di farci prossimi (cfr. Lc 10,36-37).Gesù però sa bene che il sentimento della com-passione va manifestato attraverso gesti concreti, perciò non lo tiene nascosto ma lo esprime apertamente. E lo esprime innanzitutto osando pronunciare una parola di consolazione rivolta alla donna, una parola semplice eppure così difficile, visto il momento: «Non piangere!». Di seguito si avvicina, fa arrestare il corteo funebre e si spinge fino a dire ciò che è uma namente folle, inaudito: «Ragazzo, dico a te, alzati!». Se Elia per resuscitare il figlio della vedova di Sarepta di Sidone si era disteso per tre volte sul corpo del bambino e aveva invocato Dio con grande insistenza (cfr. 1Re 17,17-24), qui a Gesù basta il comando, la parola potente che esprime l'agire di Dio e trasforma in realtà ciò che dice: «Il morto si mise seduto e cominciò a parlare».
Poi, come sempre, Gesù mostra che il suo comportamento non è animato da alcun protagonismo. Subito compie con risolutezza l'unico gesto da farsi: riconsegna il figlio alla madre, senza vantare alcun merito o aggiungere parole inutili. E questo il suo modo per narrare, a chi lo vuole comprendere, che egli è venuto per donare la salvezza di Dio agli uomini, ossia quella vita piena di cui la resurrezione di un morto è certamente il segno più evidente. E la folla, che per una volta sembra capire il senso profondo di ciò che accade, risale dal segno visibile al significato nascosto, da Gesù a Dio, colui che lo ha inviato e in nome del quale egli agisce. Tutti infatti si uniscono nel rendere gloria a Dio e confessano: «Un grande profeta è sorto tra noi e Dio ha visitato il suo popolo». Quest'ultimo verbo va inteso nel suo senso biblico di farsi vicino per prendersi cura in modo attivo e partecipe: la lunga storia che era incominciata durante l'esodo dall'E gitto, quando «Dio aveva visitato i figli di Israele e aveva visto il loro dolore» (Es 4,31), si compie ora con Gesù. È lui la presenza definitiva di Dio tra gli uomini, come aveva cantato profeticamente Zaccaria nel Benedictus: «Benedetto il Signore, Dio di Israele, perché ha visitato e riscattato il suo popolo e ha suscitato per noi una forza di salvezza nella casa di David suo servo» (Lc 1,68-69).

Gesù ha compiuto questo gesto in un punto lontano da noi nel tempo e nello spazio, e noi non lo vediamo più passare fisicamente in mezzo a noi facendo il bene (cfr. At 10,38). Nella fede sappiamo però con certezza che questa resurrezione è per noi il pegno della nostra resurrezione, della salvezza che conosceremo al di là della morte. In quel giorno il Signore si accosterà a noi, «asciugherà ogni lacrima dai nostri occhi» (cfr. Ap 21,4) e ci chiamerà accanto a sé per una festa senza fine.

SETTIMANA IN PARROCCHIA

Appuntamenti dal 6 al 12 giugno
  • Da mercoledì fino a venerdì in Cattedrale non ci sarà la S. Messa del mattino.


Lunedì
6 Giugno


Ore 18.30: S. Messa nella Chiesa di S. Luigi.

Martedì
7 Giugno


Ore 19.00: Lectio divina. Segue la S. Messa e l'Adorazione eucaristica fino alle ore 21.00.
Mercoledì
8 Giugno



Ore 20.00: Incontro con i giovani del movimento giovanile delle Confraternite e delle Associazioni.
Giovedì
9 Giugno



Ore 19.30: Prove del coro parrocchiale.
Venerdì
10 Giugno



Sabato
11 Giugno


Ore 19.00: in Cattedrale, benedizione della statua di S. Luigi a conclusione dei lavori di restauro. Segue la S. Messa. Al termine avrà luogo la presentazione dei lavori di restauro e l'esecuzione di alcuni brani musicali.

Domenica
12 Giugno
Orario delle SS. Messe:
Ore 8.00: Monastero di S. Teresa.
Ore 10.00: Basilica Cattedrale.
Ore 19.00: Basilica Cattedrale.

Ore 17.30: nella Chiesa di S. Francesco d'Assisi, S. Rosario. Segue il canto dei vespri e la traslazione della statua di S. Antonio di Padova in Cattedrale.

Ore 19.00: in Cattedrale, S. Messa e processione con la statua del Santo per le vie del centro storico.