domenica 24 aprile 2016

VERBO DI DIO: Liturgia della Parola della V domenica di Pasqua

Prima Lettura

Riferirono alla comunità tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro.
Dagli Atti degli Apostoli
At 14,21b-27

In quei giorni, Paolo e Bàrnaba ritornarono a Listra, Icònio e Antiòchia, confermando i discepoli ed esortandoli a restare saldi nella fede «perché – dicevano – dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni».
Designarono quindi per loro in ogni Chiesa alcuni anziani e, dopo avere pregato e digiunato, li affidarono al Signore, nel quale avevano creduto. Attraversata poi la Pisìdia, raggiunsero la Panfìlia e, dopo avere proclamato la Parola a Perge, scesero ad Attàlia; di qui fecero vela per Antiòchia, là dove erano stati affidati alla grazia di Dio per l’opera che avevano compiuto.
Appena arrivati, riunirono la Chiesa e riferirono tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro e come avesse aperto ai pagani la porta della fede.

Parola di Dio

Seconda Lettura

Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi.
Dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo
Ap 21,1-5a

Io, Giovanni, vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più.
E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.
Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva:
«Ecco la tenda di Dio con gli uomini!
Egli abiterà con loro
ed essi saranno suoi popoli
ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio.
E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi
e non vi sarà più la morte
né lutto né lamento né affanno,
perché le cose di prima sono passate».
E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose».

Parola di Dio
Vangelo
Vi do un comandamento nuovo:che vi amiate gli uni gli altri.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 13,31-33a.34-35

Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.
Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

Parola del Signore

V DOMENICA DI PASQUA: Commento di don Piero De Santis

Con l'allontanarsi di Giuda prendono avvio gli avvenimenti che portano alla cattura, alla condanna e alla morte di Gesù. La ma rea del rifiuto, da lungo tempo montante, si abbatte su Gesù. Secondo le apparenze esteriori, egli viene semplicemente spazzato via, e vanno a fondo lui e la sua opera. Gesù dice ai discepoli ciò che, contro ogni apparenza, accade realmente in questo frangente e quale sarà il loro compito principale quando non lo avranno più visibile tra loro.
In tutto quello che ha fatto, Gesù ha posto continuamente l'accento sul legame tra Padre e Figlio, tra colui che manda e colui che è mandato: le parole e le opere del Figlio vengono dal Padre e di mostrano il legame del Figlio con il Padre. Questo vale anche per la sua passione e la sua morte. Esse non dimostrano che Gesù è separato e abbandonato dal Padre, ma sono la rivelazione del reciproco legame tra Gesù e il Padre, che qui raggiunge il suo culmine. Il Figlio glorifica il Padre e il Padre glorifica il Figlio. Nel linguaggio biblico, «glorificare» significa rendere visibile qualcuno nel luminoso splendore della sua vera realtà. Nel dono della vita che Gesù ha fatto e nelle sue conseguenze, Padre e Figlio diventano visibili nello splendore della loro relazione reciproca e nel loro rapporto con gli uomini. Questo è il vero carattere della morte di Gesù, ed è necessario percepirlo con fede.
Il Figlio dell'uomo è glorificato nel momento in cui dona la vita. Non con parole, ma attraverso questo evento reale e assoluta mente serio, egli si manifesta come il Figlio che è legato al Padre da una sconfinata fiducia. Questa morte è per lui il ritorno al Padre (Gv 13,1). Gesù non si aggrappa a nulla, ma si abbandona senza resistenza al Padre, anche nel momento in cui affronta la morte. Nello stesso tempo si manifesta nel suo illimitato amore per noi uomini (Gv 13,1), come il buon pastore, che non tiene nulla per sé, ma dà la propria vita per noi. Ma nel Figlio dell'uomo è glorificato anche Dio. Attraverso l'agire del Figlio, Dio si rivela come il Padre che merita una tale fiducia e riguardo al quale soltanto una tale fiducia è adeguata. E il dono della vita da parte di Gesù rivela l'infinito amore di Dio per il mondo, per il quale egli mette a repentaglio il proprio unico Figlio (Gv 3,16). A questa azione rivelatrice di Gesù fa seguito la sua glorificazione da parte di Dio. Dal mo mento della sua morte, il Figlio di Dio incarnato viene accolto dal Padre nella sua vita divina, nella gloria alla quale aveva già appartenuto prima di ogni inizio (Gv 17,5). A coloro che ne avranno par te, egli apparirà nella sua unità di vita con il Padre (Gv 17,24). Ma Gesù è glorificato dal Padre anche per il fatto che si manifesta come co lui che è innalzato sulla croce, nella sua efficacia salvifica. Da lui scorrono fiumi di acqua viva. Egli dona lo Spirito, la forza della vita eterna (Gv 7,38-39), e attira tutti a sé (Gv 12,32).
Quando Giuda s'allontana, l'evangelista precisa: «Era notte» (Gv 13,30). Giuda si è perduto in un'oscurità senza scampo e ora ser ve le potenze delle tenebre. Al suo allontanarsi fanno seguito le parole di Gesù, che non si sazia di parlare di glorificazione, di ri velazione nello splendore della luce. Proprio nella morte, dalla qua le dovrebbe essere distrutto e con la quale le tenebre vogliono vin cerlo, egli è la luce per il mondo, mette in luce Dio e mette noi uo mini nella luce del suo amore.
Questa luce s'irradia sull'ora del commiato, che pure è pieno di pena. Solo qui Gesù si rivolge ai discepoli con il diminutivo «fi glioli» («voi piccoli cari figli»), quasi con cura e amore materno. Finora Gesù è stato in mezzo a loro e li ha protetti (Gv 17,12); ora va alla morte. Così finisce la loro comunione, nella quale egli è sta to visibile in mezzo a loro. Essi non lo seguono subito nella mor te e nella gloria (cfr. 13,26; 21,18-19). Gesù vuole prepararli per il periodo della separazione esteriore.
Con il comandamento: «Amatevi gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34), Gesù mostra ai discepoli un modo in cui egli continuerà a essere pre sente in mezzo a loro e determina il loro comportamento. I discepoli devono orientarsi verso il suo amore, che ognuno di loro ha espe rito. In questo amore ciascuno deve rappresentare per l'altro Gesù, deve accettare l'altro, aiutarlo, essere attento al suo bene, come appunto ha fatto Gesù. Così essi renderanno presente l'uno all'altro Gesù in quello che soprattutto lo caratterizza: l'amore. I discepoli vengono apostrofati come comunità e devono orientar si secondo la comunione di vita che hanno potuto avere con Gesù.
Per quanto riguarda la formulazione, già nell'Antico Testamento c'era un comandamento simile a quello che Gesù ha dato nell'Ultima Cena: «Ama il prossimo tuo come te stesso» (Lv 19,18). Per quanto riguarda invece l'esperienza da cui deriva, da cui è sostenuto e da cui è commisurato, il comandamento di Gesù è completamente nuovo. Solo i discepoli di Gesù hanno esperito il suo amore, e solo nella sua morte si rivelano in pienezza l'amo re di Gesù e quello di Dio (Gv 13,1.31). Sulla base dell'amore che ri cevono dal Padre e dal Figlio, i discepoli devono amarsi l'un l'altro. Gesù non dà loro un comandamento puro e semplice, ma offre loro innanzitutto l'esperienza del proprio amore e crea per loro un nuovo spazio vitale, donando la propria vita e rivelando l'amore di Dio. Aprendosi all'amore e alla glorificazione di Gesù, i discepoli diventano capaci di amarsi l'un l'altro così come egli li ha amati. Così si rendono ancor più seguaci del loro Maestro e dimostrano di essere suoi veri discepoli. Per mezzo del loro reci proco amore Gesù continuerà a essere presente in mezzo a loro, guidando il loro comportamento.
La comunione finora visibile tra Gesù e i discepoli giunge alla fine. Proprio questa fine rende evidente come Gesù sia legato ai discepoli e quanto li ami. Egli prende congedo da loro, ma non li abbandona. Rimarrà con loro anche tramite il loro amore reciproco, ed essi rimarranno legati a lui.
Don Piero De Santis


GRADINI DI SANTITA'

L'AMORE, EPIFANIA DEL SIGNORE E DISTINTIVO DEI CREDENTI

Torniamo nel Cenacolo in questa quinta domenica di Pasqua e accompagniamo i discepoli nel ricordo di quell'ultima cena con Gesù nell'imminenza della sua passione.
Alla luce della Pasqua essi setacciano ogni parola, ogni silenzio, ogni gesto di quella sera per capire come il Maestro sia andato liberamente incontro alla morte con amore. «Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri». Ora si rammaricano: come hanno potuto non capire? Perché non hanno vissuto appieno quegli ultimi istanti centellinando quel dolce indugiare intorno alla mensa? L'amara verità è che noi uomini ci ricordiamo della ricchezza solo dopo averla perduta. La felicità è sempre solo nel ricordo, ma, quando ci impatta, spesso non la riconosciamo.
Perché nelle parole di Gesù l'imminenza della fine è legata alla consegna del comandamento dell'amore? È solo la consegna del capo che affida ai discepoli le modalità con cui dovranno stare insieme dopo la sua partenza? È solo il "monito vano" del genitore che si rivolge ai figli prima di morire? Credo che si tratti di molto di più. Qui Gesù affida ai discepoli una via di incontro con con lui dopo la sua morte e risurrezione: nell'amore che essi avranno gli uni per gli altri ci sarà possibilità di incontrarlo, di sentirlo presente, di continuare, in modo diverso, la comunione con lui.
È come se Gesù dicesse: «Sto per andarmene, non mi vedrete più, ma diamoci appuntamento nell'amore! Se vorrete incontrarmi d'ora in poi, gettate ponti d'amore tra di voi e là io sarò presente con voi!». Non si tratta di un vincolo d'amore naturale o di semplice amicizia, ma di ricalcare nella nostra povera vita la caratura del suo amore per noi: «Come io vi ho amati, così amatevi gli uni gli altri». In questo senso si tratta di un «comandamento nuovo».
Già nell'Antico Testamento ci sono precetti di accoglienza dell'altro, di ospitalità per lo straniero, di perdono da dare, ma qui la misura è superata dalla modalità di Gesù, dal suo modo d'amare dando la vita per i suoi persecutori, di invocare il perdono per coloro che si impegnano ad aumentare le sue sofferenze sotto la croce. Nel nuovo comandamento c'è tutto il marchio doc dell'amore di Cristo, che rivive nella vita dei discepoli e rende presente il Maestro tornato dai morti. Tutta la storia della Chiesa, dalle origini ai nostri giorni, è un pullulare di gesti di amore che si possono capire solo nella scia del Maestro, che dice «Fate questo in memoria di me» non solo sul pane e sul vino ma su tutta la sua vita, che va riedita nei giorni e nelle opere dei discepoli.
L'amore diventa epifania del Signore, Vangelo che rinasce ed è raccontato in tutti gli angoli della terra, luogo teologico, ma anche segno di appartenenza, distintivo del credente: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli». Non in un abito o in uno stendardo, non in articoli di fede e in formule da recitare a memoria, i discepoli doc saranno riconosciuti solo dal marchio del suo amore.

LA CARITAS SEGNALA: Urgenza a Nardò

Ieri si è proceduto allo sgombero e alla demolizione a Nardò della Ex-Falegnameria, il luogo dove ogni anno soggiornano gli immigrati stagionali che vengono nel Salento per la raccolta dei prodotti agricoli. All'interno della Ex-Falegnameria già erano presenti una sessantina di persone. Occorrono con urgenza: COPERTE, GENERI ALIMENTARI DI PRIMA NECESSITA' (LEGUMI IN SCATOLA, TONNO IN SCATOLA, BISCOTTI), ACQUA E PRODOTTI PER L'IGIENE. Ciascuno può fare riferimento alla propria Parrocchia per la consegna del necessario. 
La Caritas Diocesana, che nelle settimane precedenti si è già attivata per la distribuzione di coperte e acqua, procederà al coordinamento della raccolta e della distribuzione.
Per ulteriori chiarimenti o informazioni si possono chiamare i seguenti numeri: 348 7880715, 338 5311332

SETTIMANA IN PARROCCHIA


Appuntamenti dal 25 aprile al 1° maggio


Martedì
26 Aprile

Non ci sarà la celebrazione della S. Messa in Cattedrale. Le SS. Messe saranno alle ore 9.00 nella Chiesa del Crocifisso, alle ore 18.30 nella Chiesa di S. Giuseppe, alle ore 19.30 nella Chiesa del Crocifisso.

Ore 19.30: Lectio Divina. Segue l'Adorazione eucaristica.

Mercoledì
27 Aprile


Ore 19.30: Prove del coro parrocchiale.

Giovedì
28 Aprile


Ore 9.30: Incontro con il gruppo Mamme S. Gianna Beretta Molla.

Venerdì
29 Aprile


Non ci sarà la S. Messa vespertina in Cattedrale. Si celebrerà alle ore 18.30 nella Chiesa di S. Giuseppe, alle ore 19.30 nella Chiesa del Crocifisso.
Sabato
30 Aprile


Dopo la S. Messa vespertina nella Chiesa di San Giuseppe, si snoderà per le vie del centro storico la processione con la statua del santo.
Domenica
1 Maggio

VI Domenica di Pasqua

Orario delle S. Messe:
ore 8.00: Monastero S. Teresa
ore 10.00: Basilica Concattedrale
ore 18.00: Chiesa di S. Francesco d'Assisi
ore 19.00: Basilica Concattedrale

Alle ore 17.00 in Cattedrale ci sarà la celebrazione della Prima Confessione per i ragazzi del catechismo.



Giornata di solidarietà con l'Ucraina

Domenica 24 aprile in tutte le parrocchie si svolge una colletta in solidarietà con l’Ucraina, come chiesto da Papa Francesco lo scorso 3 aprile nel Regina Coeli. Le comunità cattoliche di tutta Europa consegneranno alla Segreteria di Stato le offerte raccolte durante tutte le Messe; tali proventi, insieme ad una consistente somma di denaro messa a disposizione dallo stesso Santo Padre, saranno destinati dal Pontificio Consiglio “Cor Unum” alle emergenze umanitarie delle martoriate popolazioni ucraine.

Il conflitto armato nell'Ucraina orientale ha avuto inizio nella primavera del 2014 e, nonostante il cessate-il-fuoco del settembre 2015, ancora perdura, con vittime soprattutto causate dall'enorme quantità di mine non rimosse e dagli spari incessanti dell'artiglieria. I morti accertati sono circa 9.000, cui si aggiungono dispersi e prigionieri, spesso illegalmente detenuti. La situazione di instabilità, l'incessante minaccia armata ed il conseguente dilagare di bande annate incontrollate sottopongono la popolazione a gravi disagi, non solo all'interno dei territori direttamente colpiti, ma in tutto il Paese. Il quadro è peggiorato dalla situazione economica generale, in preda ad una pesante inflazione che riduce drasticamente il potere di acquisto: oltre 500.000 persone hanno urgente necessità di cibo. Si contano oltre un milione e mezzo di sfollati interni.
Nelle zone più direttamente interessate dalla guerra i maggiori bisogni sono nel settore sanitario: più di 120 centri sanitari sono stati danneggiati o distrutti. Sono particolarmente a rischio le donne incinte e partorienti, mentre il pericolo della diffusione di AIDS e tubercolosi è molto alto. Mancano anestetici e le operazioni vengono spesse eseguite senza anestesia. Laddove alcuni farmaci sono reperibili (molte farmacie sono state chiuse), il loro prezzo ha raggiunto livelli proibitivi.
Nelle regioni che maggiormente risentono del conflitto risiedono attualmente, con gravissimi disagi, circa tre milioni di persone, la cui maggioranza è composta da anziani, che non sono stati in grado di lasciare la zona dei combattimenti.
Per quanto riguarda le abitazioni, da 12.000 a 15.000 case sono state danneggiate, più di 1.000 completamente distrutte. La situazione sarà particolarmente drammatica nel periodo autunnale e invernale a causa delle rigide temperature.
Un gran numero di bambini non può frequentare la scuola. 200.000 hanno trovato rifugio nelle regioni dell'Ucraina al di fuori delle aree colpite: un bambino su quattro è dunque uno sfollato. Molti sono colpiti da gravi forme di trauma psicologico, a causa delle violenze di cui sono stati testimoni o che hanno sperimentato: alcuni hanno persino perso la capacità di leggere e scrivere.
Lo stato di conflitto costituisce la principale difficoltà nella ricerca di una soluzione alla crisi umanitaria. In particolare vigono limitazioni all'importazione di beni commerciali, compresi i medicinali, nonché ingenti difficoltà per l'arrivo di aiuti internazionali nei territori più martoriati.
A fronte di questi ingenti problemi, la società reagisce con una straordinaria capacità di resistenza. La rete di aiuto maggiormente funzionante sul territorio è quella costituita dalle confessioni religiose. Tra queste anche i cattolici, che in Ucraina sono circa il 10% della popolazione e rappresentano una piccola minoranza nell'area più colpita, sono pienamente mobilitati per l'assistenza ai bisognosi, pur non riuscendo a fronteggiare la vastità dei bisogni più urgenti.
La Santa Sede sta predisponendo al riguardo interventi specifici che vadano a beneficio dell'intera popolazione, senza distinzione di appartenenza religiosa o confessionale, allo scopo di venire incontro all'emergenza umanitaria, specialmente nelle aree più critiche. Per questo è in allestimento un meccanismo per la raccolta e la scelta dei progetti da finanziare, mediante un'apposita Commissione in loco, incaricata di vagliarli; il Pontificio Consiglio "Cor Unum" si occuperà di approvare e valutare la gestione tecnica dei fondi, di cui sarà data opportuna rendicontazione.

domenica 17 aprile 2016

Omelia del Vescovo Filograna in morte di Don Pippi Leopizzi


Si è svolto nel pomeriggio di oggi, 17 aprile, il funerale di don Pippi Leopizzi che è deceduto nel pomeriggio di ieri.
Le esequie, presiedute dal Vescovo diocesano nella Cattedrale di Gallipoli, si sono svolte in un clima di grande commozione ed alla presenza dell’intero presbiterio diocesano ed in una chiesa gremitissima di fedeli.
Particolarmente sentita e carica di ricordi l’omelia tenuta da Mons. Fernando Filograna, che può essere integralmente ascoltata cliccando qui sotto:


VERBO DI DIO: Liturgia della Parole della IV Domenica di Pasqua

PRIMA LETTURA
(At 13,14.43-52)



Ecco, noi ci rivolgiamo ai pagani.
Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, Paolo e Bàrnaba, proseguendo da Perge, arrivarono ad Antiòchia in Pisìdia, e, entrati nella sinagoga nel giorno di sabato, sedettero.
Molti Giudei e prosèliti credenti in Dio seguirono Paolo e Bàrnaba ed essi, intrattenendosi con loro, cercavano di persuaderli a perseverare nella grazia di Dio.
Il sabato seguente quasi tutta la città si radunò per ascoltare la parola del Signore. Quando videro quella moltitudine, i Giudei furono ricolmi di gelosia e con parole ingiuriose contrastavano le affermazioni di Paolo. Allora Paolo e Bàrnaba con franchezza dichiararono: «Era necessario che fosse proclamata prima di tutto a voi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani. Così infatti ci ha ordinato il Signore: “Io ti ho posto per essere luce delle genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra”».
Nell’udire ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola del Signore, e tutti quelli che erano destinati alla vita eterna credettero. La parola del Signore si diffondeva per tutta la regione. Ma i Giudei sobillarono le pie donne della nobiltà e i notabili della città e suscitarono una persecuzione contro Paolo e Bàrnaba e li cacciarono dal loro territorio. Allora essi, scossa contro di loro la polvere dei piedi, andarono a Icònio. I discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo.

Parola di Dio







SECONDA LETTURA
(Ap 7,9.14-17)



L’Agnello sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita.
Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo

Io, Giovanni, vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani.
E uno degli anziani disse: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide col sangue dell’Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo tempio; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro.
Non avranno più fame né avranno più sete, non li colpirà il sole né arsura alcuna, perché l’Agnello, che sta in mezzo al trono, sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi».

Parola di Dio




VANGELO
(Gv 10,27-30)



Alle mie pecore io do la vita eterna.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Parola del Signore


IV DOMENICA DI PASQUA: Commento

Ogni anno la IV Domenica di Pasqua è dedicata alla figura del buon pastore (Vangelo). Parlare del pastore significa anche parlare delle sue pecore, che sono caratterizzate da tre verbi: ascoltano la sua voce; si sanno conosciute (nel linguaggio di Giovanni significa che si percepiscono amate in verità); infine lo seguono. Tre verbi che caratterizzano la nostra esperienza. Anche in quella liturgica che in questo momento viviamo, radunati per la celebrazione eucaristica. Ascoltiamo la parola del Signore; facciamo viva conoscenza del suo amore nel sacramento eucaristico, che attualizza per noi l’amore con cui il Signore ha offerto la sua vita; rinnoviamo la nostra sequela sostenuti dal pane della vita. 
Entriamo così nel numero di coloro che, secondo la stupenda pagina dell’Apocalisse (II Lettura), hanno come loro pastore l’Agnello, che «li guiderà alle fonti delle acque della vita». Si lasciano da lui guidare per divenire a loro volta segno e testimonianza per altri, perché – ricorda Paolo nella prima lettura – come il suo Signore, anche ogni credente è costituito «luce delle genti», per portare la salvezza «sino all’estremità della terra».

Fr Luca FallicaComunità SS.ma Trinità a Dumenza

GRADINI DI SANTITA'

Ogni anno la IV Domenica di Pasqua è dedicata alla figura del Bel Pastore e nel contempo si parla anche delle sua pecore.
Nel brano evangelico Gesù si definisce anche “porta dell'ovile”, che è la porta della Speranza, capace di donare all'uomo in bene assoluto, la salvezza.
Se Gesù si definisce “Bel Pastore” vuol dire che le sue pecore devono attuare e concretizzare tre verbi molto importanti se si vuole appartenere al suo gregge: ascoltare la voce, percepire di essere amato e, infine, seguirlo.
Quest'esperienza il cristiano la vive in ogni celebrazione eucaristica; rinnova la sua sequela sostenuto dl pane di vita eterna.
Per questa Domenica abbiamo scelto una preghiera composta da un grande teologo, apologeta, scrittore cristiano del II secolo e Padre della Chiesa: San Clemente Alessandrino.
I principali suoi scritti sono: il Protreptico, il Pedagogo, da cui abbiamo tratto questa preghiera, gli Stromata, tre libri che messi insieme formano un trittico e costituiscono il primo trattato di teologia cristiana.
Insegnò per moltissimi anni in Alessandria ed ebbe tra i suoi discepoli Origene e Alessandro: questi divenne Vescovo di Gerusalemme, ove aprì una scuola e fondò un'importante biblioteca.
Fu dunque uomo di vasta cultura e dottrina, ma anche di grande serietà e di integerrimi costumi.

""" Noi che siamo ammalati, abbiamo bisogno del Salva-smarriti, abbiamo bisogno della sua guida; ciechi, fili lui che ci porti alla luce; assetati, abbiamo bisogno della fonte di vita, dalla quale chi beve non ha più sete; «orti, abbiamo bisogno della vita; pecore, del pastore; Bambini, del pedagogo; insomma, tutta la nostra natura umana ha bisogno di Gesù. Se si vuole, si può apprendere la somma sapienza che c'insegna il santissimo pastore e maestro, l'onnipotente Verbo del Padre, quando servendosi dell'allegoria si proclama pastore delle pecore (…) Sì o Signore, nutrici con i pascoli della tua giustizia. O maestro, pasci le tue pecore sul tuo santo monte: la Chiesa, che sta in alto, supera le nubi, tocca i cieli.
Egli vuol salvare la mia carne rivestendomi della tunica dell'incorruzione, perciò ha consacrato il mio corpo. Non cadremo nella corruzione, perché siamo riportati all'incorruzione da lui stesso che ci tiene per mano, mostra così di essere lui solo il buon pastore. Generoso e magnifico è colui che giunge al punto di dare la sua vita per noi. Veramente a servizio degli uomini e pieno di bontà, egli che, potendo essere il Signore dell'uomo volle essere suo fratello. Buono fino al punto di morire per noi. """

Amoris laetitia: Leggi l'esortazione apostolica di Papa Francesco

Amoris laetitia è il titolo dell'Esortazione apostolica post-sinodale di Papa Francesco, firmata il 19 marzo 2016 e pubblicata il successivo 8 aprile.
Il titolo dice l'ispirazione positiva e aperta propria dell'ampio e ricco documento. La preoccupazione fondamentale del Pontefice è quella di ricontestualizzare la dottrina al servizio della missione pastorale della Chiesa.
Il linguaggio e le tematiche trattate sono permeate da un profonda aderenza all'esperienza quotidiana, fornendo vie pastorali che orientano a costruire famiglie solide e feconde secondo il piano di Dio.
Si fornisce inoltre un'ampia riflessione sull'educazione dei figli e sulla spiritualità familiare. Andando al di là di ogni idealismo, l'Esortazione invita alla misericordia e al discernimento anche davanti a situazioni che non rispondono pienamente a quello che il Signore ci propone, riproponendo la centralità della coscienza e la gradualità nell'approccio pastorale

Il testo può essere scaricato e letto anche in formato per Android:
Amoris Laetitia <———- Documento in formato pdf
Amoris Laetitia EPUB <– Ebook in formato epub (Android – IOS)

Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni

Il tema della 53ma Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni, che oggi si celebra in tutte le comunità cristiane, è suggerito da Papa Francesco nella Evangelii Gaudium: «Vocazioni e santità: grati perché amati ». L’Ufficio Nazionale per la pastorale delle vocazioni della Chiesa italiana lo ripropone attraverso uno slogan che richiama la gioia dell’anno giubilare: «Ricco di Misericordia… ricchi di Grazie!».
Abbiamo un Padre comune la cui Misericordia è “traboccante” (Lc 6,38); egli accompagna ciascuno con tenerezza, alla quale possiamo rispondere con stupore, meraviglia e gratitudine.
Come non ricordare l’episodio del Vangelo in cui Gesù guarisce dieci lebbrosi, ma solo uno, un samaritano, torna a dirgli il suo grazie? (Lc 17,11-19).
Dio ci invita a vivere la gratitudine, perché nel “Grazie” c’è tutto il cuore di Dio; c’è la pienezza della felicità, del senso della vita, dove l’uomo ritrova la sua identità più profonda, nella bellezza straordinaria del dono gratuito.
Essere “ricchi di Grazie” trasforma l’esistenza, porta alla consapevolezza che ogni vita è dono e chiamata che viene dal cuore di Dio, per essere ridonata agli altri.
«Se io mi sento attratto da Gesù, se la sua voce riscalda il mio cuore, è grazie a Dio Padre, che ha messo dentro di me il desiderio dell’amore, della verità, della vita, della bellezza» (Papa Francesco). Chi rischia per il Signore non resta deluso!
don Nico Dal Molin, Direttore Ufficio Nazionale per la pastorale delle vocazioni - CEI

SETTIMANA IN PARROCCHIA

Appuntamenti dal 18 al 24 aprile


Lunedì
18 Aprile


Ore 19.30: Incontro di Azione Cattolica adulti.

Martedì
19 Aprile

Ore 19.30: Lectio divina. Segue l'Adorazione eucaristica fino alle ore 21.00.

Mercoledì
20 Aprile


Ore 19.30: Incontro con i Ministri Straordinari dell'Eucaristia.

Giovedì
21 Aprile


Ore 9.30: Incontro con il gruppo Mamme S. Gianna Beretta Molla.

Ore 19.30: prove del coro parrocchiale.

Dopo la S. Messa vespertina il simulacro della Madonna del Buon Consiglio sarà portato in Cattedrale per il triduo.

Venerdì
22 Aprile


Ore 19.30: Incontro con il Movimento Giovanile delle Confraternite e Associazioni.
Domenica
24 Aprile

V Domenica di Pasqua

Orario delle S. Messe:
ore 8.00: Monastero S. Teresa
ore 10.00: Basilica Concattedrale
ore 18.00: Chiesa di S. Francesco d'Assisi
ore 19.00: Basilica Concattedrale



Convegno diocesano: Solidarietà della coppia al servizio della Misericordia

L'incontro, organizzato dall’Equipe Notre Dame e rivolta al mondo della pastorale famigliare della nostra diocesi sul tema “Solidarietà della coppia al servizio della Misericordia”,si terrà oggi,  Domenica 17 aprile, presso il Santuario S.M. della Grottella e vedrà la partecipazione del dott. Marco Giordano, presidente della federazione Progetto Famiglia.


sabato 16 aprile 2016

Don Pippi Leopizzi è tornato alla Casa del Padre

Nel pomeriggio di oggi, alle ore 17,30, con i primi vespri della IV domenica di Pasqua, dedicata al Bel Pastore, e nella concomitanza con la Giornata Mondiale per le Vocazioni, ha lasciato la vita terrena per tornare alla Casa del Padre, il Sacerdote don Giuseppe Leopizzi, Presidente del Capitolo della Concattedrale di Gallipoli.
Vogliamo ringraziare il Signore per averci dato in dono don Pippi e per il seme che egli ha saputo spargere nella nostra chiesa locale durante tutto il suo ministero sacerdotale.
Preghiamo per don Pippi utilizzando la preghiera del Santo Curato D’Ars, chiedendo al Signore di accoglierlo nella luce e nella pace eterna della Comunità dei santi in Paradiso.

Ti amo, mio Dio, e il mio desiderio
é di amarti fino all’ultimo respiro della mia vita.
Ti amo, o Dio infinitamente amabile,
e preferisco morire amandoti,
piuttosto che vivere un solo istante senza amarti.
Ti amo, Signore, e l’unica grazia che ti chiedo
è di amarti eternamente.
Ti amo, mio Dio, e desidero il cielo,
soltanto per avere la felicità di amarti perfettamente.
Mio Dio, se la mia lingua non può dire ad ogni istante: ti amo,
voglio che il mio cuore te lo ripeta ogni volta che respiro.
Ti amo, mio divino Salvatore, perché sei stato crocifisso per me,
e mi tieni quaggiù crocifisso con te.
Mio Dio, fammi la grazia di morire amandoti
e sapendo che ti amo.


San Giovanni Maria Vianney