sabato 13 febbraio 2016

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA QUARESIMA 2016

 Pubblichiamo il testo integrale del messaggio di papa Francesco

"Misericordia io voglio e non sacrifici" (Mt 9,13).
Le opere di misericordia nel cammino giubilare


1. Maria, icona di una Chiesa che evangelizza perché evangelizzata

Nella Bolla d’indizione del Giubileo ho rivolto l’invito affinché «la Quaresima di quest’anno giubilare sia vissuta più intensamente come momento forte per celebrare e sperimentare la misericordia di Dio» (Misericordiae Vultus, 17). Con il richiamo all’ascolto della Parola di Dio ed all’iniziativa «24 ore per il Signore» ho voluto sottolineare il primato dell’ascolto orante della Parola, in specie quella profetica. La misericordia di Dio è infatti un annuncio al mondo: ma di tale annuncio ogni cristiano è chiamato a fare esperienza in prima persona. E’ per questo che nel tempo della Quaresima invierò i Missionari della Misericordia perché siano per tutti un segno concreto della vicinanza e del perdono di Dio.

Per aver accolto la Buona Notizia a lei rivolta dall’arcangelo Gabriele, Maria, nel Magnificat, canta profeticamente la misericordia con cui Dio l’ha prescelta. La Vergine di Nazaret, promessa sposa di Giuseppe, diventa così l’icona perfetta della Chiesa che evangelizza perché è stata ed è continuamente evangelizzata per opera dello Spirito Santo, che ha fecondato il suo grembo verginale. Nella tradizione profetica, la misericordia ha infatti strettamente a che fare, già a livello etimologico, proprio con le viscere materne (rahamim) e anche con una bontà generosa, fedele e compassionevole (hesed), che si esercita all’interno delle relazioni coniugali e parentali.

2. L’alleanza di Dio con gli uomini: una storia di misericordia

Il mistero della misericordia divina si svela nel corso della storia dell’alleanza tra Dio e il suo popolo Israele. Dio, infatti, si mostra sempre ricco di misericordia, pronto in ogni circostanza a riversare sul suo popolo una tenerezza e una compassione viscerali, soprattutto nei momenti più drammatici quando l’infedeltà spezza il legame del Patto e l’alleanza richiede di essere ratificata in modo più stabile nella giustizia e nella verità. Siamo qui di fronte ad un vero e proprio dramma d’amore, nel quale Dio gioca il ruolo di padre e di marito tradito, mentre Israele gioca quello di figlio/figlia e di sposa infedeli. Sono proprio le immagini familiari – come nel caso di Osea (cfr Os 1-2) – ad esprimere fino a che punto Dio voglia legarsi al suo popolo.

Questo dramma d’amore raggiunge il suo vertice nel Figlio fatto uomo. In Lui Dio riversa la sua misericordia senza limiti fino al punto da farne la «Misericordia incarnata» (Misericordiae Vultus, 8). In quanto uomo, Gesù di Nazaret è infatti figlio di Israele a tutti gli effetti. E lo è al punto da incarnare quel perfetto ascolto di Dio richiesto ad ogni ebreo dallo Shemà, ancora oggi cuore dell’alleanza di Dio con Israele: «Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze» (Dt 6,4-5). Il Figlio di Dio è lo Sposo che fa di tutto per guadagnare l’amore della sua Sposa, alla quale lo lega il suo amore incondizionato che diventa visibile nelle nozze eterne con lei.

Questo è il cuore pulsante del kerygma apostolico, nel quale la misericordia divina ha un posto centrale e fondamentale. Esso è «la bellezza dell’amore salvifico di Dio manifestato in Gesù Cristo morto e risorto» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 36), quel primo annuncio che «si deve sempre tornare ad ascoltare in modi diversi e che si deve sempre tornare ad annunciare durante la catechesi» (ibid., 164). La Misericordia allora «esprime il comportamento di Dio verso il peccatore, offrendogli un’ulteriore possibilità per ravvedersi, convertirsi e credere» (Misericordiae Vultus, 21), ristabilendo proprio così la relazione con Lui. E in Gesù crocifisso Dio arriva fino a voler raggiungere il peccatore nella sua più estrema lontananza, proprio là dove egli si è perduto ed allontanato da Lui. E questo lo fa nella speranza di poter così finalmente intenerire il cuore indurito della sua Sposa.

3. Le opere di misericordia

La misericordia di Dio trasforma il cuore dell’uomo e gli fa sperimentare un amore fedele e così lo rende a sua volta capace di misericordia. È un miracolo sempre nuovo che la misericordia divina si possa irradiare nella vita di ciascuno di noi, motivandoci all’amore del prossimo e animando quelle che la tradizione della Chiesa chiama le opere di misericordia corporale e spirituale. Esse ci ricordano che la nostra fede si traduce in atti concreti e quotidiani, destinati ad aiutare il nostro prossimo nel corpo e nello spirito e sui quali saremo giudicati: nutrirlo, visitarlo, confortarlo, educarlo. Perciò ho auspicato «che il popolo cristiano rifletta durante il Giubileo sulle opere di misericordia corporali e spirituali. Sarà un modo per risvegliare la nostra coscienza spesso assopita davanti al dramma della povertà e per entrare sempre più nel cuore del Vangelo, dove i poveri sono i privilegiati della misericordia divina» (ibid., 15). Nel povero, infatti, la carne di Cristo «diventa di nuovo visibile come corpo martoriato, piagato, flagellato, denutrito, in fuga... per essere da noi riconosciuto, toccato e assistito con cura» (ibid.). Inaudito e scandaloso mistero del prolungarsi nella storia della sofferenza dell’Agnello Innocente, roveto ardente di amore gratuito davanti al quale ci si può come Mosè solo togliere i sandali (cfr Es 3,5); ancor più quando il povero è il fratello o la sorella in Cristo che soffrono a causa della loro fede.

Davanti a questo amore forte come la morte (cfr Ct 8,6), il povero più misero si rivela essere colui che non accetta di riconoscersi tale. Crede di essere ricco, ma è in realtà il più povero tra i poveri. Egli è tale perché schiavo del peccato, che lo spinge ad utilizzare ricchezza e potere non per servire Dio e gli altri, ma per soffocare in sé la profonda consapevolezza di essere anch’egli null’altro che un povero mendicante. E tanto maggiore è il potere e la ricchezza a sua disposizione, tanto maggiore può diventare quest’accecamento menzognero. Esso arriva al punto da neppure voler vedere il povero Lazzaro che mendica alla porta della sua casa (cfr Lc 16,20-21), il quale è figura del Cristo che nei poveri mendica la nostra conversione. Lazzaro è la possibilità di conversione che Dio ci offre e che forse non vediamo. E quest’accecamento si accompagna ad un superbo delirio di onnipotenza, in cui risuona sinistramente quel demoniaco «sarete come Dio» (Gen 3,5) che è la radice di ogni peccato. Tale delirio può assumere anche forme sociali e politiche, come hanno mostrato i totalitarismi del XX secolo, e come mostrano oggi le ideologie del pensiero unico e della tecnoscienza, che pretendono di rendere Dio irrilevante e di ridurre l’uomo a massa da strumentalizzare. E possono attualmente mostrarlo anche le strutture di peccato collegate ad un modello di falso sviluppo fondato sull’idolatria del denaro, che rende indifferenti al destino dei poveri le persone e le società più ricche, che chiudono loro le porte, rifiutandosi persino di vederli.

Per tutti, la Quaresima di questo Anno Giubilare è dunque un tempo favorevole per poter finalmente uscire dalla propria alienazione esistenziale grazie all’ascolto della Parola e alle opere di misericordia. Se mediante quelle corporali tocchiamo la carne del Cristo nei fratelli e sorelle bisognosi di essere nutriti, vestiti, alloggiati, visitati, quelle spirituali – consigliare, insegnare, perdonare, ammonire, pregare – toccano più direttamente il nostro essere peccatori. Le opere corporali e quelle spirituali non vanno perciò mai separate. È infatti proprio toccando nel misero la carne di Gesù crocifisso che il peccatore può ricevere in dono la consapevolezza di essere egli stesso un povero mendicante. Attraverso questa strada anche i “superbi”, i “potenti” e i “ricchi” di cui parla il Magnificat hanno la possibilità di accorgersi di essere immeritatamente amati dal Crocifisso, morto e risorto anche per loro. Solo in questo amore c’è la risposta a quella sete di felicità e di amore infiniti che l’uomo si illude di poter colmare mediante gli idoli del sapere, del potere e del possedere. Ma resta sempre il pericolo che, a causa di una sempre più ermetica chiusura a Cristo, che nel povero continua a bussare alla porta del loro cuore, i superbi, i ricchi ed i potenti finiscano per condannarsi da sé a sprofondare in quell’eterno abisso di solitudine che è l’inferno. Ecco perciò nuovamente risuonare per loro, come per tutti noi, le accorate parole di Abramo: «Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro» (Lc 16,29). Quest’ascolto operoso ci preparerà nel modo migliore a festeggiare la definitiva vittoria sul peccato e sulla morte dello Sposo ormai risorto, che desidera purificare la sua promessa Sposa, nell’attesa della sua venuta.

Non perdiamo questo tempo di Quaresima favorevole alla conversione! Lo chiediamo per l’intercessione materna della Vergine Maria, che per prima, di fronte alla grandezza della misericordia divina a lei donata gratuitamente, ha riconosciuto la propria piccolezza (cfr Lc 1,48), riconoscendosi come l’umile serva del Signore (cfr Lc 1,38).


Dal Vaticano, 4 ottobre 2015
Festa di San Francesco d’Assisi


                                                             Francesco


GRADINI DI SANTITA': In cammino con Cristo verso la Pasqua

Con la Quaresima ogni anno tutta la Chiesa si mette in cammino con Cristo verso la sua Pasqua di morte e resurrezione.
Il mercoledì delle ceneri ci vengono consegnate le armi del combattimento e le medicine per la terapia quaresimale: l'ascolto della Parola di Dio e la preghiera, il digiuno ed uno stile di vita improntata alla sobrietà e le opere di carità.
Le letture domenicali costituiscono una catechesi e un tirocinio di conversione. Nel Vangelo di questa prima domenica vengono tratteggiate le tentazioni di Gesù.
Fin dai tempi di Adamo l'uomo è chiamato a dare prova della sua fedeltà a Dio difronte alle tentazioni del maligno. Le tre tentazioni diaboliche riassumono i tre lati deboli della vita dell'uomo: il possesso dei beni materiali (le pietre da trasformare in pane); la ricerca sfrenata del potere (il possesso dei regni della terra); il desiderio di onnipotenza (rifiuto di adorare Dio).
Per vincere queste tre prove l'uomo dispone di uno strumento infallibile! La Parola di Dio.
Facciamo nostro allora il detto di Sant'Agostino: “Quando sei colto dai morsi della fame – e noi aggiungiamo anche dalla tentazione – lascia che la Parola di Dio divenga il tuo pane di vita”.
In questo cammino quaresimale saremo accompagnati da alcune meditazioni tratte dalle Opere di Sant'Agostino Padre, dottore e Vescovo.
Dagli studiosi è stato definito il massimo pensatore cristiano del primo millennio e certamente anche uno dei più grandi geni dell'umanità in assoluto.



DALLE "ESPOSIZIONI SUI SALMI" DI SANT’AGOSTINO, VESCOVO (En. in Ps. 90, d. 2, 6-7)

La tentazione di Cristo è di grande ammaestramento per il cristiano

Il Signore fu battezzato; dopo il battesimo fu tentato e infine digiunò per quaranta giorni, per adempiere un mistero di cui spesso vi ho parlato. Non si possono dire tutte le cose in una volta per non sciupare del tempo prezioso. Dopo quaranta giorni il Signore ebbe fame. Avrebbe potuto anche non provare mai la fame; ma, se cosìavesse fatto, in qual modo sarebbe stato tentato? E se egli non avesse vinto il tentatore, in qual modo avresti tu imparato a combattere contro il tentatore? Ebbe fame, ho detto; e subito, il tentatore: Di' a queste pietre che diventino pani, se sei il Figlio di Dio (Mt 4, 3). Era forse una gran cosa per il Signore Gesù Cristo cambiare le pietre in pane? Non fu lui che con cinque pani saziò tante migliaia di persone? (cf. Mt 14, 17-21). Quella volta creò il pane dal nulla. Donde fu presa infatti una così grande quantità di cibo che bastò a saziare tante migliaia di persone? Le fonti del pane erano nelle mani del Signore. Non c'è niente di strano in questo: infatti, colui che di cinque pani ne fece tanti da saziare tutte quelle migliaia di persone, è lo stesso che ogni giorno trasforma pochi grani nascosti in terra in messi sterminate. Anche questi sono miracoli del Signore ma, siccome avvengono di continuo, noi non diamo loro importanza. Ebbene, fratelli, era forse impossibile al Signore fare dei pani con le pietre? Con le pietre egli fa degli uomini, come diceva lo stesso Giovanni Battista. Dio è capace di suscitare da queste pietre figli per Abramo (Mt 3, 9). Perché dunque non operò il miracolo? Per insegnarti come devi rispondere al tentatore. Poni il caso che ti trovi nell'afflizione. Ecco venire il tentatore e suggerirti: Tu sei cristiano e appartieni a Cristo; perché ti avrà ora abbandonato? Perché non ti manda il suo aiuto? Ricordati del medico. Talora egli taglia e per questo sembra che abbandoni; ma non abbandona. Come capitò a Paolo, il quale non fu esaudito proprio perché doveva essere esaudito. Paolo dice infatti che non fu esaudita la preghiera con cui chiedeva gli fosse tolto il pungiglione della carne, l'angelo di satana che lo schiaffeggiava, e aggiunge: Per questo pregai tre volte il Signore affinché me lo togliesse. In risposta egli mi disse: Ti basta la mia grazia, infatti la virtù si perfeziona nella debolezza (2 Cor 12, 8-9). Siate perciò forti, fratelli! Se talvolta siete tentati da qualche strettezza, è Dio che vi flagella per mettervi alla prova: egli che vi ha preparato e vi conserva l'eredità eterna. E non lasciate che il diavolo vi dica: Se tu fossi giusto, non ti manderebbe forse Dio il pane per mezzo di un corvo, come lo mandò ad Elia (1 Re 17, 6)? Non hai forse letto le parole: Mai ho visto il giusto abbandonato né la sua discendenza mendicare il pane (Sal 36, 25)? Rispondi al diavolo: È vero quello che dice la Scrittura: Mai ho visto il giusto abbandonato né la sua discendenza mendicare il pane; ho infatti un mio pane che tu non conosci. Quale pane? Ascolta il Signore: Non di solo pane vive l'uomo ma di ogni parola di Dio (Mt 4, 4). Non credi che la parola di Dio sia pane? Se non fosse pane il Verbo di Dio, per cui mezzo sono state fatte tutte le cose, il Signore non direbbe: Io sono il pane vivo, io che sono disceso dal cielo (Gv 6, 41). Hai dunque imparato che cosa devi rispondere al tentatore quando sei colto dai morsi della fame.
E che dirai se il diavolo ti tenta dicendoti: Se tu fossi cristiano faresti miracoli come ne fecero, molti antichi cristiani? Ingannato da questo malvagio suggerimento, ti potrebbe venire la voglia di tentare il Signore Dio tuo, dicendogli: Se sono cristiano, se lo sono dinanzi ai tuoi occhi e tu mi annoveri nel numero dei tuoi, concedimi di fare anch'io qualcuna delle gesta che compirono i tuoi santi. Hai tentato Dio pensando che non saresti cristiano se non facessi tali cose. Molti sono caduti proprio per il desiderio di tali gesta portentose... Ebbene, che cosa devi rispondere per non tentare Dio se il diavolo ti tentasse dicendoti: Fa' miracoli? Rispondi ciò che rispose il Signore. Il diavolo gli disse: Gettati giù, perché sta scritto che egli ha comandato ai suoi angeli di occuparsi di te, di sollevarti nelle loro mani perché tu non inciampi con il piede nella pietra (Mt 4, 6). Voleva suggerirgli: Se ti butterai giù gli angeli ti sosterranno. Poteva certamente accadere, fratelli, che, se il Signore si fosse buttato nel vuoto, gli angeli devotamente avrebbero sostenuto la sua carne. Invece egli che cosa rispose? Sta scritto anche: Non tenterai il Signore Dio tuo (Mt 4, 7). Tu mi credi un uomo, rispose. Per questo infatti il diavolo gli si era avvicinato, per provare se fosse o no Figlio di Dio. Egli vedeva solo la carne, mentre la maestà si palesava attraverso le opere, e gli angeli gliene avevano reso testimonianza. Il diavolo dunque lo vedeva mortale e per questo lo tentò; ma la tentazione di Cristo è stata di grande ammaestramento per il cristiano. Che cosa è dunque ciò che sta scritto? Non tenterai il Signore Dio tuo! Non tentiamo perciò il Signore dicendo: Se apparteniamo a te, concedici di fare miracoli.

Il Consiglio pastorale incontra il Commissario Straordinario del Comune

Il Consiglio pastorale parrocchiale ha incontrato nella serata di venerdì 12 febbraio il Commissario vicario del Comune di Gallipoli, Dott. Vincenzo Calignano.
L'incontro, richiesto dall'organismo parrocchiale, e che puntava a condividere alcune questioni che sono a cuore dell'intera comunità, si è svolto in maniera molto cordiale con numerosi interventi degli intervenuti ai quali il dott. Calignano ha risposto illustrando quanto fatto sino ad oggi e prendendo anche qualche impegno.
Espresso l'apprezzamento per alcuni provvedimenti adottati dalla gestione commissariale, che intendono mettere ordine in alcuni settori di vitale importanza per chi vive ed opera nel centro storico di Gallipoli e che hanno angustiato i cittadini residenti, in particolare le persone anziane e malate, è stato messo l'accento sulla necessità che leggi e norme regolamentari possano avere rigorosa applicazione con maggiori controlli.
Maggiore considerazione è stata chiesta per le nostre chiese e per il Monastero di clausura, nelle cui immediate vicinanze, spesso, vengono messe in piedi attività commerciali e di intrattenimento, per niente rispettose dei luoghi e delle persone.
Le criticità segnalate vanno dal lento progressivo spopolamento della città vecchia, rendendo quello che era il centro dell'intera città, periferia estrema, stracolma in estate e desolatamente vuota nel resto dell'anno, a vantaggio di casa vacanze, B&B, esercizi commerciali.
Ciò ha comportato una sensibile e notevole lievitazione dei prezzi del mercato immobiliare, in cui una quota importante di immobili è passata in mano a forestieri. Molte case sono di fatto vuote per nove, dieci mesi all'anno.
Al riguardo è stata sottolineata l'impotenza della comunità a far fronte alle pressanti richieste di abitazioni, dopo che tutti i beni nella disponibilità della parrocchia sono stai dati in locazione, con regolare contratto, a prezzi accessibili al di sotto delle quotazioni di mercato.
Si è domandato se il Comune, nella predisposizione del bando per rimborso di quota-parte delle spese di affitto dei cittadini meno abbienti, non possa, in qualche modo, favorire e/o incentivare chi risiede in abitazioni del centro storico. Così come sarebbe auspicabile un nuovo piano per l'edilizia popolare che, evitando ulteriore cementificazione del territorio, potesse puntare alla riqualificazione di agglomerati di edilizia popolare esistenti.
Il progressivo invecchiamento della popolazione residente nella città vecchia, con il trasferimento totale dei servizi (uffici, scuole, banche, guardia medica, presidi di polizia etc…) nella città nuova ha comportato criticità di altro genere.
In primo luogo è stata evidenziato che molte persone anziane sono state vittime di furti e di piccole rapine, per cui si rende urgente un maggiore coordinamento delle forze dell’ordine per una più incisiva e dissuasiva attività di prevenzione e di repressione di attività criminose contro la persona ed il patrimonio e di un effettivo funzionamento del sistema di videosorveglianza.
Strettamente connessa con l’invecchiamento della popolazione residente, visto che ora buona parte degli anziani è obbligata alla tenuta di c/c o libretto postale per l’accreditamento della pensione, è l’esigenza di uno sportello Postamat nella città vecchia. Il Comune potrebbe richiederlo impegnandosi a reperire e mettere a disposizione delle Poste un luogo a ciò idoneo.
La vivibilità del centro storico, inoltre, è inscindibilmente connessa con la pulizia e l’igiene di strade, piazze, corti, slarghi, vicoli, per cui sarebbe importante, prima ancora di una azione repressiva, una nuova campagna di sensibilizzazione, per la quale è stata data la disponibilità a collaborare, e l'implementazione dei turni di raccolta dell'indifferenziato.
Ampia disponibilità per le tematiche legate ai servizi socio-assistenziali del Comune per l’individuazione delle povertà di ogni genere del territorio, che non sempre emergono anche per comprensibili motivi di riserbo e dignità dei soggetti bisognosi.


Su tutti i temi trattati il Commissario ha assicurato, per quanto i tempi del mandato lo consentiranno, il massimo impegno, chiedendo, alla comunità parrocchiale, un maggiore impegno in termini costruttivi e di partecipazione alle diverse iniziative che, anche sul piano culturale, il comune ha intrapreso. 

LA SETTIMANA IN PARROCCHIA

APPUNTAMENTI DAL 15 AL 21 FEBBRAIO


Lunedì
15 Febbraio
Ore 19.00: incontro di Azione Cattolica Adulti.

Ore 19.15: incontro con i cerimonieri e gli animatori liturgici delle Confraternite e Associazioni.

Martedì
16 Febbraio

Ore 17.00: incontro con l'Apostolato della Preghiera.

Mercoledì
17 Febbraio


Giovedì
18 Febbraio


Ore 19.15: incontro con i cerimonieri e gli animatori liturgici delle Confraternite e Associazioni.


Venerdì
19 Febbraio



Ore 15.00: Adorazione della Croce.

Ore 18.30: nella Chiesa del Carmine, Lectio Divina. Segue la S. Messa e l'Adorazione eucaristica.

Sabato
20 Febbraio

Ore 19.30: incontro con i genitori dei ragazzi di Prima Comunione.
Domenica
21 Febbraio

Le SS. Messe avranno il seguente orario:

ore 8.00: Monastero di S. Teresa.
ore 10.00: Basilica Cattedrale di S. Agata.
ore 17.30: S. Francesco d'Assisi.
ore 18.30: Basilica Cattedrale di S. Agata.

Incontro con i ministranti a Galatone.


giovedì 11 febbraio 2016

11 FEBBRAIO: XXIV Giornata del malato



AFFIDARSI A GESU' MISERICORDIOSO COME MARIA

Nel brano evangelico delle nozze di Cana, la Madre di Gesù dice ai servi: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (Gv 2,5). Sono le ultime parole pronunciate da Maria, il testamento nel quale ci ricorda l’essenziale: ascoltare Gesù, affidarsi a Lui via, verità e vita. I Vangeli narrano sovente la sua attenzione per i malati verso i quali provava autentica compassione.
Culmine della sua vicinanza all’umanità sofferente è stata la sua morte in croce, mediante la quale ha guarito definitivamente la nostra morte e ogni nostra malattia. Lui, che è Dio, non poteva dimostrare in un modo più grande il suo Amore misericordioso per noi. La celebrazione della Giornata Mondiale del Malato durante l’Anno della Misericordia acquista allora un significato tutto particolare.
Ogni malato sa quanto sia importante avere accanto persone che si prendano cura di lui con amore e competenza e che l’aiutino, assieme alle terapie mediche, a sostenere le giornate con la consolazione vera.
Questo vino della gioia, riflesso dello sguardo misericordioso di Cristo, impegni le nostre comunità cristiane ad accogliere l’invito di Maria e a fare quello che Gesù ci dice nel Vangelo: «Ero malato e mi avete visitato».

don Carmine Arice, ssc
Direttore dell’Ufficio Nazionale
per la pastorale della salute della CEI

martedì 9 febbraio 2016

VERBO DI DIO: Liturgia della Parola del Mercoledì delle Ceneri

Prima Lettura

Laceratevi il cuore e non le vesti.

Dal libro del profeta Gioele

Gl 2,12-18 
 

Così dice il Signore:
«Ritornate a me con tutto il cuore,
con digiuni, con pianti e lamenti.
Laceratevi il cuore e non le vesti,
ritornate al Signore, vostro Dio,
perché egli è misericordioso e pietoso,
lento all'ira, di grande amore,
pronto a ravvedersi riguardo al male».

Chi sa che non cambi e si ravveda
e lasci dietro a sé una benedizione?
Offerta e libazione per il Signore, vostro Dio.
Suonate il corno in Sion,
proclamate un solenne digiuno,
convocate una riunione sacra.
Radunate il popolo,
indite un'assemblea solenne,
chiamate i vecchi,
riunite i fanciulli, i bambini lattanti;
esca lo sposo dalla sua camera
e la sposa dal suo talamo.

Tra il vestibolo e l'altare piangano
i sacerdoti, ministri del Signore, e dicano:
«Perdona, Signore, al tuo popolo
e non esporre la tua eredità al ludibrio
e alla derisione delle genti».
Perché si dovrebbe dire fra i popoli:
«Dov'è il loro Dio?».

Il Signore si mostra geloso per la sua terra
e si muove a compassione del suo popolo.

Parola di Dio

***

Seconda Lettura

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

2Cor 5,20 - 6,2


Fratelli, noi, in nome di Cristo, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta . Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.
Poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio. Egli dice infatti:
«Al momento favorevole ti ho esaudito
e nel giorno della salvezza ti ho soccorso».
Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!

Parola di Dio


***


Vangelo

Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 6,1-6.16-18 
 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c'è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.

Dunque, quando fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un'aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Parola del Signore

Mercoledì delle Ceneri: inizio del tempo santo della Quaresima

Convertitevi e credete al Vangelo

La fisionomia di questo giorno è presto delineata: apre il tempo quaresimale, si caratterizza per il rito delle Ceneri.
Partiamo da quest’ultimo: che significa un pò di polvere posta sul capo di ciascuno? Due cose, essenzialmente espresse dalle due formule alternative che l’accompagnano.
  1. Ricordati che sei polvere e in polvere tornerai. La vita è breve e svanisce come un sogno. D’altronde il tempo è prezioso perché è lo spazio in cui ci disponiamo per l’eternità. Quindi va utilizzato con alacrità. E alle cose che passano non bisogna aggrapparsi; l’apostolo Paolo dice di servircene “come se non ce ne servissimo, perché il tempo è breve”.
  2. Convertitevi e credete al vangelo. È un appello pressante che, come uno squillo di tromba, attraversa tutta la liturgia. E occorre accoglierlo subito, perché “questo è il momento favorevole…..il giorno della salvezza”. Si tratta dei quaranta giorni che Dio ci offre come spazio di grazia per cambiare vita e così arrivare con il cuore purificato a celebrare la Pasqua. Non devono passare invano; non devono banalizzare questa divina iniziativa. Ora il Signore mi chiama: e se poi tacesse? Ora bussa alla porta: e se non tornasse?
Le componenti maggiori di questo appello, come si rilevano dei testi biblici e liturgici, sono le seguenti:
Invito al pentimento: devo rientrare in me stesso, vedere coraggiosamente quello che non va e condannarlo, e gridare al Signore: “ho peccato….abbi pietà” (Salmo resp.)
Invito all’interiorità: bisogna partire dal cuore per cambiare la vita. Se non cambia il cuore non cambia nulla. Dice il profeta Gioele: “laceratevi il cuore e non le vesti”. Naturalmente una volta mutati gli atteggiamenti interiori cambia anche la condotta esterna. Cambia la persona.
Appello all’autenticità: essa è il contrario del formalismo e dell’ostentazione che erano tipiche dei farisei e continuano a dominare il nostro mondo. Bisogna fare “cose vere: vere perché sgorgano dal cuore. Questo vale anzitutto per i tre fondamentali impegni quaresimali: preghiera, digiuno, opere di carità. Vanno compiute “sotto lo sguardo del Padre che vede nel segreto”e non per essere visti dagli uomini.
Appello alla riconciliazione: “riconciliatevi con Dio”. Apritevi cioè a un nuovo rapporto di comunione con lui. Chi ci ha riconciliati è stato il sangue di Gesù: ma bisogna accogliere in sé la grazia e la potenza di quel sangue. Coloro che si lasciano riconciliare con il Padre riusciranno ad essere testimoni credibili della misericordia nelle relazioni con i fratelli.
Appello a un impegno ascetico esigente: è qual complesso di privazioni volontariamente scelte e attuate che ci rendono più forti contro lo spirito del male, ci aiutano a vincere il nostro egoismo, che ci chiude tristemente in noi stessi, guariscono le ferite interiori inferte dal peccato e aprono così la strada a un profondo rinnovamento, a una vita rinnovata a immagine del Signore Risorto.

Buona Quaresima!


Don Piero De Santis

LE CENTO MISERICORDIE

AI-Ghazali, mistico sufi dell'XI secolo, in un celebre testo rivelatore della sensibilità islamica ci offre un significativo squarcio sulla misericordia di Dio: «II Dio eccelso», scrive l'autore, «ha 100 misericordie; di esse ne ha serbato 99 presso di sé e una sola ha reso manifesta al mondo terreno. In virtù di essa le creature si dimostrano reciproca compassione, la madre s'intenerisce per il figlio, l'animale è affettuoso col suo nato. E quando verrà il giorno della risurrezione egli unirà questa misericordia alle altre 99 e le distenderà su tutte le creature e ognuna sarà ampia quanto lo sono cielo e terra».
La misericordia rende ampio, spazioso il cuore dell'uomo, in modo che in esso possano trovare dimora sia Dio che gli altri. Di tale "ampiezza" l'uomo fa esperienza ogni volta che riceve il perdono di Dio e - dopo aver riconosciuto e consegnato il peccato nelle mani del Misericordioso - si sente rinascere a vita nuova.
Il salmo 51 fotografa in modo mirabile tale esperienza, intrecciando la percezione del peccato all'accoglienza di una misericordia che restituisce pace, serenità e armonia a un animo inquieto e provato dalla miseria, che fatica a cancellare dalle sue mani le tracce di sangue che la colpa ha lasciato.
Il cardinale Ravasi, commentando questo salmo, lo definisce «il silenzioso compagno di lacrime di tanti peccatori pentiti», «la segreta biografia di anime sensibili», «lo specchio di una coscienza vivissima e lacerata», «l'atto di accusa di ogni forma di fariseismo ipocrita». Lasciamoci anche noi interpellare dai suoi versetti che rivelano il volto del peccato da un lato e quello della misericordia dall'altro, i frutti nefasti prodotti dall'orgoglio dell'uomo e le porte che si aprono con un semplice atto di contrizione e di umiltà.
La via migliore per lottare contro la radice del peccato è quella di permettere alla misericordia di Dio di abitare il cuore dell'uomo attraverso le sue tre azioni: l'avere pietà, il cancellare e il lavare. Sostiamo su questi tre verbi che esprimono la preghiera dell'orante nel momento stesso in cui prende consapevolezza del proprio peccato.
La prima azione, espressa dal verbo hanan/ avere pietà (51,3: «pietà di me, o Dio, nel tuo amore»), richiama, alla lettera, il curvarsi di Dio sull'uomo, la sua disposizione a chinarsi, il suo scendere per avvolgere e custodire l'uomo afflitto dalla miseria morale e fisica. Tale gesto porta sempre in dono l'amore del Misericordioso, la sua fedeltà che funge da sicuro appoggio e da speranza certa.
La seconda azione, espressa dal verbo maiah/cancellare (51,4: «cancella la mia iniquità»), esprime l'intervento di chi straccia il documento di condanna, dimentica l'errore e permette di ricominciare, non tenendo conto degli atti di ribellione dell'uomo. In ambito giuridico si potrebbe parlare di un annullamento dei capi di imputazione e di un condono del debito. Il verbo viene usato anche per indicare il dissolversi delle nubi nel cielo.
C'è infine l'azione del lavare via (51,4: «lavami tutto dalla mia colpa»; in ebraico, kabas), tipico gesto associato al lavoro dei lavandai e dei tintori, dietro il quale si apre anche tutto il mondo della purificazione rituale e che sembra esprimere il ritorno dell'uomo alla santità della prima origine, allo splendore dell'immagine e somiglianza divina. Al peccato, che è allontanamento, ribellione, malvagità, si oppone l'azione della misericordia di Dio che si china sull'uomo, annulla il suo debito, lava via in profondità le sue distorsioni. Sono azioni che nascono dalla gratuità di Colui che ama da sempre le sue creature. Sempre AI-Ghazali, rappresentante della mistica islamica, racconta: «Un giorno un beduino chiese a un grande maestro: "O inviato di Dio, chi presiederà il giudizio delle creature?". Quegli rispose: "Dio, benedetto ed esaltato". Il beduino riprese: "Egli in persona?". "Sì", rispose il profeta, "ma dimmi: perché stai sorridendo?". Il beduino rispose: "II Generoso, quando giudica, perdona e quando regola il conto, è indulgente". Il profeta commentò: "Hai detto il vero. Nessuno è più misericordioso di Dio, egli è il generoso dei generosi"».

GRADINI DI SANTITA'

 Con il Mercoledì delle Ceneri inizia il tempo favorevole per la nostra conversione.
In questo itinerario penitenziale verso la Pasqua ricordiamo i quaranta giorni del diluvio, i quaranta giorni della predicazione di Giona e Ninive, i quaranta giorni delle tentazioni di Cristo nel deserto.
In questo santo itinerario il Signore chiama a raccolta il suo popolo. 
Fa suonare il corno affinché tutti ascoltino il suo richiamo o per manifestare la sua misericordia e offrire all'uomo un'ulteriore possibilità di salvezza.
Il nostro Dio non si arrende mai, nemmeno di fronte al grande male che l'uomo può compiere perché si ricorda di essere Padre e guida del suo popolo.
La conversione non deve essere solo un'operazione di facciata, ma la cenere che riceviamo sul capo deve passare nel profondo dell'anima per purificarla e renderla creatura nuova.

Tra i diversi salmi che evocano la Misericordia di Dio, risalta il Salmo 51 che fotografa in modo mirabile l'esperienza del perdono divino che fa rinascere a vita nuova chi si consegna nelle mani del Dio misericordioso.
Il tema di questo Salmo è la storia di tutti noi fatta di miseria e di misericordia, di peccato e di perdono, di sincerità di cuore e di spirito contrito ed umiliato. Tutto questo è sacrificio gradito a Dio e creerà in noi un cuore puro e la gioia di essere salvati.

sabato 6 febbraio 2016

Il Verbo di Dio: Liturgia della Parola di Domenica 7 febbraio

«Non temere: d’ora in poi sarai 

pescatore di uomini»


Prima lettura (is 6,1-2.3-8)
Eccomi, manda me!
Dal libro del profeta Isaìa

Nell’anno in cui morì il re Ozìa, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Sopra di lui stavano dei serafini; ognuno aveva sei ali. Proclamavano l’uno all’altro, dicendo:
«Santo, santo, santo il Signore degli eserciti!
Tutta la terra è piena della sua gloria».
Vibravano gli stipiti delle porte al risuonare di quella voce, mentre il tempio si riempiva di fumo. E dissi:
«Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo
dalle labbra impure io abito; eppure i miei occhi hanno visto il re, il Signore degli eserciti».
Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare. Egli mi toccò la bocca e disse:
«Ecco, questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua colpa e il tuo peccato è espiato».
Poi io udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?». E io risposi: «Eccomi, manda me!».

Parola di Dio




Seconda lettura (1cor 15,1-11)
così predichiamo e così avete creduto.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Vi proclamo, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi e dal quale siete salvati, se lo mantenete come ve l’ho annunciato. A meno che non abbiate creduto invano!
A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto
e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture
e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici.
In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto.
Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. Anzi, ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me.
Dunque, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto.

Parola di Dio.



Vangelo (lc 5,1-11)
Lasciarono tutto e lo seguirono.
+ Dal Vangelo secondo Luca


In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Parola del Signore


V domenica del tempo ordinario

Il brano del Vangelo della V domenica del tempo ordinario (Lc 5,1-11) ci presenta Gesù mentre si trova in Galilea che insegna presso il lago di Genesaret. La folla è molto colpita da questo rabbi somi gliante a un profeta, perché dotato di un'autorevolezza straordinaria, ben diversa da quella degli scribi. E così si forma intorno a lui una grande res sa di persone desiderose di ascoltarlo, al punto che Gesù, per poter meglio essere udito, ricorre a un piccolo accorgimen to pratico: vedendo due barche ormeggiate sulla riva del la go, chiede al proprietario di una di esse, Simone, di scosta re leggermente la sua da terra; poi, sedutosi su di essa, ri prende a insegnare a quelli che si trovano sulla riva.
Terminata quella predicazione, Gesù si rivolge a Simone, iniziando con lui un dialogo che segnerà per sempre la vita di quest'uomo. Tutto inizia con un comando improvviso di Gesù: «Prendi il largo (Duc in altum) e gettate le vostre reti per la pesca!». È una richiesta che appare insensata, perché Simone e i suoi compagni hanno faticato tutta la notte pre cedente senza pescare nulla e per di più sanno bene che si pesca poco in pieno giorno... Eppure Simone mette da par te le sue certezze e risponde senza indugio: «Sulla tua paro la getterò le reti!». È un'affermazione straordinaria, che esprime l'essenziale della fede cristiana: un'adesione fidu ciosa e profonda a Gesù, un'obbedienza alla sua parola, fon damento ben più saldo di ogni nostro pensiero o sentimento.
«Avendo fatto questo, presero una quantità enorme di pe sci e le loro reti si rompevano»; Simone chiama dunque in aiuto Giacomo e Giovanni, proprietari dell'altra barca, e le due imbarcazioni quasi affondano sotto il peso dell'abbon dante pesca. Al vedere ciò Simone «si getta alle ginocchia di Gesù e grida: "Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore!"». È la stessa esperienza di Isaia che, di fronte al la santità di Dio, non può fare a meno di esclamare: «Pove ro me, uomo impuro che ha visto il Signore!» (cfr. Is 6,5). Sì, l'autentico incontro con Dio e con Gesù Cristo - colui che ci ha narrato definitivamente Dio (cfr. Gv 1,18) - coin cide con lo svelamento all'uomo della propria condizione di peccatore, ossia con la scoperta dell'abissale distanza che lo separa dal Signore, con la consapevolezza di non essere san to... È a partire dalla presa di coscienza di tale distanza, col mata dall'amore preveniente del Signore, che si apre la pos sibilità di un vero cammino di conversione e di vita nuova; non è un caso che solo ora Simone sia chiamato anche Pie tro, nome assegnatogli da Gesù per indicare il suo compito di essere la roccia su cui fondare la comunità (cfr. Lc 6,14).
Alla vocazione segue immediatamente una precisa missio ne affidata da Gesù a Simon Pietro: «Non temere, d'ora in poi sarai pescatore di uomini». Pietro vede trasfigurata la propria esistenza: da pescatore di pesci deve diventare pe scatore di persone, capace cioè di condurre uomini e donne al Signore. E questa promessa gli viene rivolta proprio men tre egli confessa la propria inadeguatezza, a riprova di come solo grazie all'adesione al Signore egli potrà scacciare ogni paura e compiere ciò che alle sue forze sarebbe impossibile. Certo, Pietro smentirà a più riprese la fedeltà al Signore Ge sù e giungerà fino a misconoscerlo per tre volte; ma anche allora, nel pianto, sarà capace di pentirsi (cfr. Lc 22,54-62) e - ravvedutosi sempre per volontà del Signore (cfr. Lc 22,32) - tornerà a confermare i suoi fratelli.
Il racconto si conclude con un'annotazione che, nella sua brevità, può riassumere il senso di un'intera vita: i tre pe scatori «tirate le barche a terra, lasciarono tutto e seguirono Gesù». Quegli uomini che dicono «sì» a Gesù e lo seguono, fanno questo al prezzo di una scelta che comporta dei «no» chiari e netti: essi devono rinunciare al loro lavoro profes sionale, abbandonare la famiglia e la casa (cfr. Le 18,29). Queste rinunce però hanno un senso a patto che non venga no vissute con l'atteggiamento di schiavi costretti a portare un peso schiacciante; no, esse possono essere assunte in profondità solo da chi accetta liberamente di non anteporre nulla all'amore di Cristo, di «stare con lui» (cfr. Mc 3,14) nella certezza che «il suo amore vale più della vita» (cfr. Sal 63,4). È stato così per Pietro, Giacomo, Giovanni e tan ti altri nel corso della storia; può essere così anche per noi, oggi.

    Don Piero De Santis

       

Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente per la 38^ Giornata Nazionale per la vita

LA MISERICORDIA FA FIORIRE LA VITA


Siamo noi il sogno di Dio che, da vero innamorato, vuole cambiare la nostra vita”1. Con queste parole Papa Francesco invitava a spalancare il cuore alla tenerezza del Padre, “che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati” (1Pt 1,3) e ha fatto fiorire la nostra vita. 

La vita è cambiamento
L’Anno Santo della misericordia ci sollecita a un profondo cambiamento. Bisogna togliere “via il lievito vecchio, per essere pasta nuova” (1Cor 5,7), bisogna abbandonare stili di vita sterili, come gli stili ingessati dei farisei. Di loro il Papa dice che “erano forti, ma al di fuori. Erano ingessati. Il cuore era molto debole, non sapevano in cosa credevano. E per questo la loro vita era – la parte di fuori – tutta regolata; ma il cuore andava da una parte all’altra: un cuore debole e una pelle ingessata, forte, dura”2. La misericordia, invero, cambia lo sguardo, allarga il cuore e trasforma la vita in dono: si realizza così il sogno di Dio.

La vita è crescita
Una vera crescita in umanità avviene innanzitutto grazie all’amore materno e paterno: “la buona educazione familiare è la colonna vertebrale dell’umanesimo”3. La famiglia, costituita da un uomo e una donna con un legame stabile, è vitale se continua a far nascere e a generare. Ogni figlio che viene al mondo è volto del “Signore amante della vita” (Sap 11,26), dono per i suoi genitori e per la società; ogni vita non accolta impoverisce il nostro tessuto sociale. Ce lo ricordava Papa Benedetto XVI: “Lo sterminio di milioni di bambini non nati, in nome della lotta alla povertà, costituisce in realtà l'eliminazione dei più poveri tra gli esseri umani”4. Il nostro Paese, in particolare, continua a soffrire un preoccupante calo demografico, che in buona parte scaturisce da una carenza di autentiche politiche familiari. Mentre si continuano a investire notevoli energie a favore di piccoli gruppi di persone, non sembra che ci sia lo stesso impegno per milioni di famiglie che, a volte sopravvivendo alla precarietà lavorativa, continuano ad offrire una straordinaria cura dei piccoli e degli anziani. “Una società cresce forte, cresce buona, cresce bella e cresce sana se si edifica sulla base della famiglia”5. È la cura dell’altro – nella famiglia come nella scuola – che offre un orizzonte di senso alla vita e fa crescere una società pienamente umana.

La vita è dialogo
I credenti in ogni luogo sono chiamati a farsi diffusori di vita “costruendo ponti”6 di dialogo, capaci di trasmettere la potenza del Vangelo, guarire la paura di donarsi, generare la “cultura dell’incontro”7. Le nostre comunità parrocchiali e le nostre associazioni sanno bene che “la Chiesa deve venire a dialogo col mondo in cui si trova a vivere”8. Siamo chiamati ad assumere lo stile di Emmaus: è il vangelo della misericordia che ce lo chiede (cfr. Lc 24,13-35). Gesù si mette accanto, anche quando l’altro non lo riconosce o è convinto di avere già tutte le risposte. La sua presenza cambia lo sguardo ai due di Emmaus e fa fiorire la gioia: nei loro occhi si è accesa una luce. Di tale luce fanno esperienza gli sposi che, magari dopo una crisi o un tradimento, scoprono la forza del perdono e riprendono di nuovo ad amare. Ritrovano, così, il sapore pieno delle parole dette durante la celebrazione del matrimonio: “Padre, hai rivelato un amore sconosciuto ai nostri occhi, un amore disposto a donarsi senza chiedere nulla in cambio”9. In questa gratuità del dono fiorisce lo spazio umano più fecondo per far crescere le giovani generazioni e per “introdurre – con la famiglia – la fraternità nel mondo”10. Il sogno di Dio - fare del mondo una famiglia – diventa metodo quando in essa si impara a custodire la vita dal concepimento al suo naturale termine e quando la fraternità si irradia dalla famiglia al condominio, ai luoghi di lavoro, alla scuola, agli ospedali, ai centri di accoglienza, alle istituzioni civili.

La vita è misericordia
Chiunque si pone al servizio della persona umana realizza il sogno di Dio. Contagiare di misericordia significa aiutare la nostra società a guarire da tutti gli attentati alla vita. L’elenco è impressionante: “È attentato alla vita la piaga dell’aborto. È attentato alla vita lasciar morire i nostri fratelli sui barconi nel canale di Sicilia. È attentato alla vita la morte sul lavoro perché non si rispettano le minime condizioni di sicurezza. È attentato alla vita la morte per denutrizione. È attentato alla vita il terrorismo, la guerra, la violenza; ma anche l’eutanasia. Amare la vita è sempre prendersi cura dell’altro, volere il suo bene, coltivare e rispettare la sua dignità trascendente”11. Contagiare di misericordia significa affermare – con papa Francesco – che è la misericordia il nuovo nome della pace. La misericordia farà fiorire la vita: quella dei migranti respinti sui barconi o ai confini dell'Europa, la vita dei bimbi costretti a fare i soldati, la vita delle persone anziane escluse dal focolare domestico e abbandonate negli ospizi, la vita di chi viene sfruttato da padroni senza scrupoli, la vita di chi non vede riconosciuto il suo diritto a nascere. Contagiare di misericordia significa osare un cambiamento interiore, che si manifesta contro corrente attraverso opere di misericordia. Opere di chi esce da se stesso, annuncia l’esistenza ricca in umanità, abita fiducioso i legami sociali, educa alla vita buona del Vangelo e trasfigura il mondo con il sogno di Dio.

Roma, 22 ottobre 2015
Memoria di San Giovanni Paolo II


Il Consiglio Permanente
della Conferenza Episcopale Italiana 
 
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1 Francesco, Meditazione mattutina nella cappella della Domus Sanctae Marthae, Come si cambia, 16 marzo 2015.
2 Francesco, Meditazione mattutina nella cappella della Domus Sanctae Marthae, Cuori di tenebra, 15 dicembre 2014.
3 Francesco, Udienza Generale, 20 maggio 2015.
4 Benedetto XVI, Messaggio per la XLII Giornata della pace, 1 gennaio 2009.
5 Francesco, Discorso alla Veglia di preghiera con le famiglie, Philadelphia, 26 settembre 2015.
6 Francesco, Meditazione mattutina nella cappella della Domus Sanctae Marthae, Come si fa il dialogo, 24 gennaio 2014.
7 Francesco, Messaggio per la XLVIII Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali. Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro, 1 giugno 2014.
8 Beato Paolo VI, Lettera enciclica Ecclesiam Suam, 6 agosto 1964, 67.
9 Rituale Romano, Rito del Matrimonio, IV formula di benedizione, Libreria Editrice Vaticana, Roma, 2004.
10 Francesco, Udienza Generale, 18 febbraio 2015.
11 Francesco, Discorso ai partecipanti all’incontro promosso dall’Associazione Scienza e Vita, 30 maggio 2015.