venerdì 18 marzo 2016

MEMORIA DI MARIA SS. ADDOLORATA. PROGRAMMA



  • Celebrazione Eucaristica ore: 6.30 – 7.30 – 9.00 – 10.00 -11.00 
     
  • ore 12.00 Processione per la Basilica Cattedrale e Celebrazione Eucaristica presieduta da S. E. Mons. Fernando Filograna, nostro Vescovo 
     
  • Esecuzione dell’Oratorio Sacro “Mira! O fedeldi Vincenzo Alemanno, con la direzione del Prof. Enrico Tricarico
  • ore 14.30 Processione per le vie della Città 
     
  • ore 16.30 Esecuzione dell’Oratorio Sacro nella Chiesa Parrocchiale di S. Gerardo Maiella 
     
  • ore 19.00 Esecuzione dell’Oratorio Sacro nella Chiesa Parrocchiale del S. Cuore 
     
  • ore 20.30 Sosta della processione sul bastione prospiciente il porto mercantile: ascolto della Parola di Dio, riflessione e benedizione del mare  
  • ore 22.30 Conclusione in Piazza della Repubblica

giovedì 17 marzo 2016

Maria plasma in noi il Misericordioso

Giovanni Paolo II, nella lettera enciclica Dives in misericordia, dedica un intero capitolo alla figura di Maria, sostando sul mistero della croce e sulla sua presenza ai piedi del Golgota. L'ora che era stata evocata nelle nozze di Cana giunge al suo compimento, al suo momento chiave.
«Maria è colei che conosce più a fondo il mistero della misericordia divina. Ne sa il prezzo, e sa quanto esso sia grande, In questo senso la chiamano anche Madre della misericordia, Madonna della misericordia o Madre della divina misericordia. I suddetti titoli che attribuiamo alla Madre di Dìo parlano soprattutto di lei come della Madre del Crocifisso e del Risorto... come di colei che, attraverso la partecipazione nascosta e al tempo stesso incomparabile alla missione messianica del suo Figlio, è stata chiamata in modo speciale ad avvicinare agli uomini quell'amore che egli era venuto a rivelare».
La presenza di Maria al Calvario conferisce un tocco di austera tenerezza alla scena, suggerendo indirettamente che se Gesù è lì, su quella croce, obbedendo al disegno del Padre e riversando sul mondo la sua misericordia «fino alla fine», ciò è possibile anche grazie a quella madre che lo ha plasmato, lo ha forgiato, lo ha preparato a tutto ciò. Maria è lì, in piedi, nell'atto di offrire il pane di vita che ha preparato nel tempo, amando insieme a Cristo il mondo «fino alla fine». Non chiede per il figlio un posto di rilievo, perché lei lo ha preparato per essere pane che si spezza e si dona. È lì a sostenere il compimento della lunga pedagogia divina e umana che lei ha fatto propria.
«Donna, ecco tuo figlio»: Gesù non può morire senza aver espresso questa consegna. Da un lato potremmo intendere la frase come se Gesù ricordasse a Maria che quello che lui è in quel preciso momento non è altro che il frutto della dedizione di una madre nei confronti del figlio (in tal caso, il figlio sarebbe lui stesso); dall'altro la frase potrebbe esprimere l'invito rivolto a Maria ad accogliere nel proprio cuore il discepolo amato, che rappresenta tutti noi... come se anche noi, per giungere alla pienezza di umanità espressa sulla croce, avessimo bisogno dì questa stessa madre (in tal caso, il figlio sarebbe il discepolo amato).
Il testo ci dice qual è stata la risposta del discepolo amato: «Da quel momento egli l'accolse con sé». L'originale greco usa un'espressione pregnante: «In quell'ora». Il momento della consegna è l'ora nel senso pieno giovanneo, l'ora della croce, della morte, della salvezza, della gloria. In quell'ora il discepolo prende Maria con sé. Maria accoglie e si lascia accogliere nel momento umanamente peggiore. E, invitata, prende dimora, accetta l'invito, ci prende tra le mani, disponibile a formare tutti noi, uno dopo l'altro.
  
Tratto da "CREDERE", rivista ufficiale del Giubileo

mercoledì 16 marzo 2016

Maria mette in movimento la Misericordia

Ciò che Maria sperimenta su di sé, presto viene donato all'umanità. L'episodio delle nozze di Cana (Giovanni 2,1-12) ne è un esempio mirabile. In quell'acqua usata per la purificazione rituale, trasformata da Gesù in vino, c'è il simbolo della trasformazione che in noi viene operata dalla misericordia di Dio. E chi mette in moto tutto è lei, la Madre della misericordia.
Commentando il testo, Carlo Maria Martini fa notare che la misericordia della Madre si traduce nella capacità di avere uno sguardo d'insieme che abbraccia il tutto e le sue parti, che vede ogni cosa senza trascurare i particolari: «Nel racconto tutti hanno qualcosa da fare: chi nella cucina, chi al servizio, chi agli strumenti musicali. Soltanto Maria vede l'insieme, ha il colpo d'occhio e capisce che cosa di essenziale sta succedendo e che cosa dì essenziale sta mancando». Maria ha il colpo d'occhio che oltre a vedere l'insieme sa cogliere gli effetti che la situazione può provocare sui singoli presenti: sugli sposi, gettandoli in discredito; sugli ospiti, trasformando un giorno di festa in un momento di grande imbarazzo; sul maestro di tavola, svergognandolo pubblicamente per non essere stato in grado di preparare adeguatamente il tutto. Di fronte a ciò, Maria avrebbe potuto far presente la cosa privatamente agli sposi, mormorare contro chi aveva organizzato il tutto, allontanarsi prima che l'imbarazzo prendesse piede. Invece no. Maria agisce e si assume una responsabilità che in fondo non è sua. Supplisce, interviene, fa propria la situazione di mancanza e di disagio vissuta dagli sposi tanto da meritare quasi un rimprovero di Gesù.
In questo sta la misericordia: avere uno sguardo capace di vedere e di ascoltare, di provare compassione e di mettere in movimento una proposta di bene. Con il suo modo di reagire, Maria non fa solo fronte alla situazione concreta, ma fa scattare l'ora di Dio nella storia: lei diventa la vera "maestra di tavola" che imbandisce il banchetto a cui tutti siamo invitati, banchetto nel quale Dio abbraccia l'umanità sua sposa, assicurando il vino della grazia e il pane della vita.
 
Tratto da "CREDERE", rivista ufficiale del Giubileo

martedì 15 marzo 2016

Maria canta la misericordia di Dio

L'Antico Testamento si sofferma spesso sulla misericordia di Dio al punto tale che secondo alcuni studiosi tutto il messaggio della Torah può essere riassunto nel ritornello che le folle dei pellegrini israeliti recitavano a voce alta sui gradini del tempio, «Eterna è la sua misericordia», proclamando o cantando il Salmo 136. Noto come «Grande Hallel», questo salmo accompagnava la liturgia pasquale.
Nel canto del Magnificat si ha quasi l'impressione che Maria si introduca tra i cori che cantano la misericordia di Dìo, proclamando: «Di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono» (Luca 1,50), per poi sottolineare che Dio «ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri» (1,54). Quello che caratterizza il cantico di Maria è il fatto che, sulle sue labbra, la misericordia non è solo un "attributo" da cantare, ma anche e soprattutto una scuola dove apprendere la logica "rovesciata" e "destabilizzante" di Dio che non segue per nulla i criteri umani.
Maria sperimenta tutto questo sulla propria pelle e ne trova piena conferma in Elisabetta e in Zaccaria, che incontra nel bel mezzo di una gravidanza inattesa e umanamente precaria: la sterilità diventa un terreno abitato da Dio e la disponibilità dì quell'«eccomi, sono la serva del Signore» è ormai il trono su cui siede il re del mondo.
 
Tratto da "CREDERE", rivista ufficiale del Giubileo

lunedì 14 marzo 2016

Incontro a Maria

Gallipoli - Venerdì
Il Simulacro dell'Addolorata
Andiamo incontro a Maria che, come da antichissima tradizione, nel venerdì che precede la domenica delle Palme, verrà venerata quale Vergine Addolorata.

Prepariamoci all'incontro con la «Madre di misericordia», con alcune riflessioni tratte da "CREDERE", rivista ufficiale del Giubileo.
 

«Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, santa Madre di Dio: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta» 

                                                     Antifona mariana del III secolo


Un'antichissima antifona mariana, del III secolo, si rivolge a Maria come «Madre di misericordia»: letteralmente, «sotto le tue viscere di misericordia, noi ci rifugiamo, santa Madre di Dio». In modo simile si esprimono anche due autori del V-VI secolo, Giacomo di Sarug e Romano il Melode. Su questo sfondo il dossier è dedicato alla figura della Vergine Maria, vista come colei che canta la misericordia di Dio, come la Madre che mette in circolo la misericordia e la dona al mondo e infine come colei che plasma il "Misericordioso" nei credenti, per renderli «misericordiosi come il Padre».

Sotto la tua protezione

La preghiera più antica che contempla Maria come «Madre di misericordia» risale al III secolo e da allora è recitata ininterrottamente fino ai nostri giorni. Nota con il titolo latino Sub tuum praesidium, recita così: «Sotto la tua protezione, noi cerchiamo rifugio, santa Madre di Dio. Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta».
Viene spontaneo chiedersi: dov'è la misericordia in questa invocazione? Effettivamente la traduzione italiana non lascia emergere quanto espresso nella versione greca antica. Quello che noi traduciamo con «Sotto la tua protezione» nell'originale greco dice: «hypò (sotto) tén sén (la tua) eusplanchnìan (misericordia): sotto le tue viscere di misericordia ci rifugiamo, santa Madre di Dio...».
A partire da questa antica preghiera, il titolo di «Maria, Madre di misericordia» ha cominciato a diffondersi fino a diventare una sorta di giaculatoria con Giacomo di Sarug (morto nel 521) e con Romano il Melode (dello stesso periodo): proprio in un suo inno quest'ultimo spiega che «"il Misericordioso" non può che avere una "Madre di misericordia"». Poco dopo, Modesto di Gerusalemme parla di Maria Vergine come di colei che «ci rivelò la fonte della misericordia, il Cristo».
In questa cornice ha senso dedicare uno dei nostri dossier a Maria, facendo tre considerazioni: Maria è colei che canta la misericordia di Dio; Maria è la Madre che mette in circolo la misericordia e la dona al mondo; Maria è colei che plasma in noi il "Misericordioso", per rendere anche noi « misericordiosi come il Padre»

La riflessione seguirà nei prossimi giorni. 

domenica 13 marzo 2016

VERBO DI DIO: Liturgia della Parola di domenica 13 marzo

PRIMA LETTURA
(Is 43,16-21)
Ecco, io faccio una cosa nuova e darò acqua per dissetare il mio popolo.

Dal libro del profeta Isaìa

Così dice il Signore,
che aprì una strada nel mare
e un sentiero in mezzo ad acque possenti,
che fece uscire carri e cavalli,
esercito ed eroi a un tempo;
essi giacciono morti, mai più si rialzeranno,
si spensero come un lucignolo, sono estinti:
«Non ricordate più le cose passate,
non pensate più alle cose antiche!
Ecco, io faccio una cosa nuova:
proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?
Aprirò anche nel deserto una strada,
immetterò fiumi nella steppa.
Mi glorificheranno le bestie selvatiche,
sciacalli e struzzi,
perché avrò fornito acqua al deserto,
fiumi alla steppa,
per dissetare il mio popolo, il mio eletto.
Il popolo che io ho plasmato per me
celebrerà le mie lodi».

Parola di Dio




SECONDA LETTURA 
(Fil 3,8-14)

A motivo di Cristo, ritengo che tutto sia una perdita, facendomi conforme alla sua morte. 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési

Fratelli, ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo ed essere trovato in lui, avendo come mia giustizia non quella derivante dalla Legge, ma quella che viene dalla fede in Cristo, la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede: perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti.
Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù. Fratelli, io non ritengo ancora di averla conquistata. So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.

Parola di Dio




VANGELO 
(Gv 8,1-11) 

Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei. 


Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Parola del Signore

V DOMENICA DI QUARESIMA Il commento di don Piero De Santis


Come già nelle due domeniche precedenti, anche la pagina evangelica odierna (Gv 8,1-11) costituisce un pressante invito a meditare sulla misericordia di Dio narrata da Gesù Cristo in mezzo agli uomini: la misericordia, capace di ricreare l'uomo e di riaprire un futuro a chi non ha più alcuna speranza, può spingerci alla conversione dei nostri pensieri e delle nostre azioni. E inoltre significativo che il nostro testo sia stato collocato nel quarto vangelo solo dopo aver a lungo peregrinato da un vangelo all'altro, perché il suo contenuto era ritenuto scandaloso dagli stessi cristiani.
All'alba Gesù si reca al tempio di Gerusalemme e il popolo accorre a lui per ascoltare il suo insegnamento. Ed ecco che gli si avvicinano alcuni scribi e farisei: costoro non sopportano che Gesù sia «venuto a chiamare i peccatori, non i giusti» (cfr. Lc 5,32), né riescono a capire il fatto che egli «accolga i peccatori e mangi con loro» (cfr. Lc 15,2); tanto meno possono accettare che egli rivolga loro parole come: «I pubblicani e le prostitute vi precedono nel regno di Dio» (Mt 21,31). Per questo «gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: "Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora, Mose nella Legge ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?"». Il loro ricorso alla Legge è formalmente corretto (cfr. Lv 20,10; Dt 22,22-24), ma il loro cuore è abitato da odio e da intenzioni cattive: «tentano» Gesù, lo mettono alla prova per trovare una contraddizione tra lui e la Legge di Dio, in modo da poterlo condannare.
Essi attendono una risposta, ma Gesù si limita a scrivere ironicamente col dito per terra finché, incalzato con insistenza, esclama: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». Ma chi di noi è senza peccato? Se mai, siamo abili a nascondere con cura i nostri peccati, affrettandoci ad accusare con più violenza chi invece è costretto a mostrarli pubblicamente: e così non capiamo che il peccatore manifesto è solo il segno visibile della condizione di ciascuno di noi, tutti peccatori, tutti bisognosi della misericordia di Dio come del nostro pane quotidiano. Solo Gesù, essendo senza peccato (cfr. 2Cor 5,21; Eb 4,15; lGv 3,5), poteva scagliare una pietra, ma non lo fa. Allora gli accusatori se ne vanno mestamente, «uno per uno, cominciando dai più anziani», e lasciano Gesù solo con la donna: «Rimasero solo loro due, la misera e la misericordia», commenta con grande intelligenza sant'Agostino.
Ed ecco la straordinaria conclusione del racconto: «Alzatosi, Gesù le disse: "Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?". Essa rispose: "Nessuno, Signore". E Gesù a lei: "Neanch'io ti condanno; và e d'ora in poi non peccare più"». Chiamato a scegliere tra la Legge e la misericordia, Gesù sceglie la misericordia senza mettersi contro la Legge, perché sa distinguere il peccato dal peccatore. La Legge è essenziale quale istanza in grado di indicare il peccato; ma una volta infranta la Legge, di fronte al peccatore concreto deve regnare la misericordia! Nessuna condanna, solo misericordia: qui sta l'unicità di Gesù, rispetto all'Antico Testamento, ma - va detto - anche rispetto a comportamenti registrati nella vita della chiesa nascente. Perché ogni volta che Gesù ha incontrato un peccatore lo ha assolto dai suoi peccati e non ha mai praticato una giustizia punitiva; ha esortato con forza, ha pronunciato i «Guai!» in vista del giudizio, ma non ha mai castigato nessuno: Gesù sapeva distinguere tra la condanna del peccato e la misericordia verso il peccatore.
Questo il messaggio sconvolgente della misericordia di Dio che cancella ogni peccato, del suo perdono preveniente anche rispetto alla nostra conversione. Qui sta la singolarità scandalosa di Gesù, rifiutata da chi si ritiene giusto, accolta dai peccatori: chi si riconosce peccatore, infatti, può sperimentare che la misericordia di Dio in Gesù Cristo rende possibile ogni giorno un nuovo inizio. E così è reso capace di usare tale misericordia nei confronti degli altri, tutti peccatori, tutti coperti dall'inesauribile misericordia di Dio.


Don Piero De Santis

GRADINI DI SANTITA'

Con la quinta domenica di Quaresima ci avviciniamo al mistero della Pasqua di Gesù, fonte e origine di tutta la liturgia cristiana.
La trama del Vangelo di oggi è semplicissima: dopo che Gesù ha trascorso una notte in preghiera sul monte degli ulivi, scribi e farisei gli sottopongono a giudizio una donna adultera per essere lapidata secondo la legge di Mosè.
Gesù non chiede alla donna di confessare il suo peccato ma con tenerezza infinita la guarda e dice:”Vai e non peccare più”.
Anche noi dobbiamo presentarci a Lui per chiedere non la condanna ma il perdono, passando così dalla morte alla vita.
In questa domenica siamo guidati da una preghiera della liturgia siriaca tratta da un testo di Fra Enzo Banchi “Il libro delle preghiere”.
Enzo Bianchi è un religioso e saggista italiano, monaco laico e Priore della comunità monastica di Bose a Magnano in provincia d Biella.
Dopo gli studi universitari si ritira in una cascina e, dopo, i primi tre anni di solitudine, a partire dal l'8 dicembre 1965, data della chiusura del Concilio Vaticano II, apre le sue porte per accogliere i primi fratelli e sorelle cattolici e protestanti. Con lui iniziano la vita in comune nel celibato, nella preghiera e nel lavoro.
Per due volte gli è stato chiesto se volesse essere ordinato sacerdote, ma lui ha preferito rimanere un semplice cristiano, laico come lo sono i monaci.
Molto feconda è la sua vita dedicando il suo ministero stesso soprattutto alla predicazione e alla pubblicazione di numerose opere di spiritualità biblica, patristica, liturgica e monastica presso i principali editori italiani e stranieri.

“”Alla tua porta, Signore, io busso, e dal tuo tesoro invoco pietà. Sono un peccatore che, per molti anni, ha abbandonato la tua via. Donami di confessare i miei peccati, di fuggirli e di vivere nella tua grazia. Alla porta di chi busseremo, Signore misericordioso, se non alla tua? Chi abbiamo a sostenerci nelle nostre cadute, se la tua misericordia non intercede presso di te, o re alla cui maestà si prostrano anche i re?
Padre, Figlio e Spirito Santo, sii per noi una cittadella levata, un rifugio contro i perversi che ci combattono e Contro le potenze. Proteggici all'ombra delle tue misericordie, quando i buoni saranno separati dai malvagi.

Il canto della nostra preghiera sia una chiave che apre la porta del cielo; e gli arcangeli si dicano nelle loro schiere: Come dev'essere dolce il canto degli umani perché il Signore esaudisca così presto le loro invocazioni! “””

SETTIMANA IN PAROCCHIA

APPUNTAMENTI DAL 14 AL 20 MARZO
  • Durante il settenario in preparazione alla Memoria della B.V. Maria Addolorata, continua la raccolta dei beni alimentari per i più bisognosi dal parte degli operatori Caritas.
  • Le offerte raccolte per la Quaresima di Fraternità ammontano alla somma di euro 550.00 (cinquecentocinquanta/00), già inviate alla Caritas diocesana.

Lunedì
14 Marzo
Ore 19.30: nel salone parrocchiale, incontro in preparazione alla Settimana Santa con i genitori e i ragazzi del I e II corso del catechismo.
Martedì
15 Marzo
Ore 19.30: nel salone parrocchiale, incontro in preparazione alla Settimana Santa con i genitori e i ragazzi del III, IV e V corso del catechismo.
Ore 19.45: nella Chiesa S. Maria degli Angeli, IV tappa dell’itinerario di preparazione alla Settimana Santa animato dal Movimento Giov. delle Confraternite e delle Associazioni
Ore 19.30: prove del coro nel salone parrocchiale.
Mercoledì
16 Marzo
Dopo la S. Messa vespertina la statua dell’Addolorata sarà traslata nella Chiesa del Carmine
Ore 19.30: in Cattedrale, incontro in preparazione alla Settimana Santa con i genitori e i ragazzi del VI, VII e VIII corso del catechismo. Segue la liturgia penitenziale.

Ore 19.30: prove del coro nel salone parrocchiale.
Giovedì
17 Marzo
Ore 9.00: S. Messa nella Chiesa del Carmine.
Ore: 17.45: nella Chiesa del Carmine, recita del S. Rosario, celebrazione del vespro e canto dello Stabat. Segue la S. Messa.

Ore 19.30: nella Chiesa del Carmine, celebrazione dell'Ufficio delle Letture e catechesi per i caricatori e i capi-bara delle precessioni che si svolgeranno il Venerdì dell'Addolorata, il Venerdì Santo e il Sabato Santo.
Venerdì
18 Marzo

Memoria della
B.V. Maria Addolorata

Le SS. Messe nella Chiesa del Carmine avranno il seguente orario: 6.30 - 7.30 - 9.00 - 10.00 - 11.00.

Ore 12.00: Processione con la statua della Madonna Addolorata in Cattedrale. Segue S. Messa presieduta dal Vescovo.
Dopo la S. Messa esecuzione dell'oratorio sacro "Mira! O Fedel" di Vincenzo Alemanno, con la direzione del Maestro Enrico Tricarico.

Ore 14.30: si snoderà per le vie della città la processione con la statua della B.V. Maria Addolorata.
Sabato
19 Marzo

Solennità
di S. Giuseppe
Ore 9.00: S. Messa nella Chiesa del Carmine. Segue l'Adorazione eucaristica.
Ore 12.00: Celebrazione dell'Ora Media e Benedizione eucaristica.

Ore 9.30: nella Chiesa di San Giuseppe, S. Messa presieduta dal Vescovo.

Ore 18.00: nella Chiesa del Carmine, canto dei primi vespri della Domenica delle Palme. Segue la S. Messa.
Domenica
20 Marzo

Le Palme
Ore 9.45: nella Chiesa di S. Francesco d'Assisi, benedizione dei rami d'ulivo. Segue la processione in Cattedrale per la celebrazione della S. Messa.
Le SS. Messe avranno il seguente orario:
ore 8.00: Monastero di S. Teresa.
ore 10.00: Basilica Cattedrale di S. Agata.
ore 17.30: S. Francesco d'Assisi.
ore 18.30: Basilica Cattedrale di S. Agata.


venerdì 11 marzo 2016

I SALMI DELLA MISERICORDIA

In questo quinto venerdì di Quaresima vogliamo soffermare la nostra riflessione su un altro Salmo penitenziale, il 129, conosciuto meglio come “De profundis”.
E' un salmo molto celebre e amato dalla tradizione cristiana perché sempre è stato applicato nelle liturgie funebri. Invece è un canto alla divina misericordia e alla riconciliazione tra il peccatore e Dio, in cui il Signore perdona la colpa perché è lento all'ira e ricco di grazia.
Per questo motivo questo salmo lo si trova inserito nella liturgia vespertina del Natale, nell'ottava di Natale, nella quarta domenica di Pasqua e nella Solennità dell'Annunciazione del Signore.

Dal profondo a te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia preghiera.
Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi potrà sussistere?
Ma presso di te è il perdono: e avremo il tuo timore.
Io spero nel Signore,l’anima mia spera nella sua parola.
L’anima mia attende il Signor più che le sentinelle l’aurora.
Israele attenda il Signore, perché presso il Signore è la misericordia
e grande presso di lui la redenzione.
Egli redimerà Israele da tutte le sue colpe.

Tema:
Questo è un salmo di speranza in cui l'anima peccatrice si rivolge a Dio, sicura di essere esaudita e ascoltata.
Dalla riflessione attenta possiamo ricavare tre immagini:
  • l'infelice lancia il suo grido implorante;
  • la sentinella che impaziente aspetta che spunti il nuovo giorno;
  • lo schiavo che attende la sua redenzione.
Riscopriamo la bellezza di questo Salmo facendoci guidare da un monaco trappista Charles de Focauld, fratel Carlo di Gesù, che dopo un lungo cammino spirituale e i viaggi compiuti in Palestina e a Nazaret, decise di vivere come la Santa Famiglia di Nazaret.
In questo salmo egli vede, a differenza di altri convertiti, il suo processo di conversione e il suo rapporto con il peccato perdonato.
Nei suoi scritti non rivanga il passato ma, sentendosi radicalmente perdonato, con il salmista, si fa testimone verso tutti ricordandoci che “presso il Signore è la misericordia”.


Dal Vangelo di Giovanni
Signore, tu sai tutto, tu sai che ti amo”
Gesù gli rispose: “Pasci le mie pecorelle” (Gv. 21,17).


Preghiera
Ravviva, Signore misericordioso, la nostra sete di te ogni volta che, umiliati torniamo a cercarti dal profondo delle nostre cadute: non permettere che la cecità dell'orgoglio ci distolga dallo sperare in te.

giovedì 10 marzo 2016

LA CARITAS AIUTA .... AIUTA LA CARITAS: INIZIATIVA PARROCCHIALE


 """ Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.
Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me. Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna""".

Durante il settenario dell'Addolorata, che si tiene dal 10 al 16 marzo nella Chiesa Cattedrale, alcuni operatori della Caritas parrocchiale provvederanno alla raccolta di beni alimentari da destinare a persone bisognose della parrocchia.
Si chiede uno sforzo di solidarietà all'intera comunità parrocchiale per venire incontro alle tante necessità che, spesso poco conosciute, angustiano tante famiglie che vivono in stato di povertà.


sabato 5 marzo 2016

VERBO DI DIO: Liturgia della Parola di Domenica 6 marzo

"Padre , ho peccato verso il cielo e davanti a te"

Prima Lettura
(Gs 5,9-12)

Il popolo di Dio, entrato nella terra promessa, celebra la Pasqua.


Dal libro di Giosuè

In quei giorni, il Signore disse a Giosuè: «Oggi ho allontanato da voi l’infamia dell’Egitto».
Gli Israeliti rimasero accampati a Gàlgala e celebrarono la Pasqua al quattordici del mese, alla sera, nelle steppe di Gerico.
Il giorno dopo la Pasqua mangiarono i prodotti della terra, àzzimi e frumento abbrustolito in quello stesso giorno.
E a partire dal giorno seguente, come ebbero mangiato i prodotti della terra, la manna cessò. Gli Israeliti non ebbero più manna; quell’anno mangiarono i frutti della terra di Canaan.

Parola di Dio


Seconda Lettura
(2Cor 5,17-21)

Dio ci ha riconciliati con sé mediante Cristo.
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.
Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione.
In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.
Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.

Parola di Dio


Vangelo
(Lc 15,1-3.11-32)

Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita.
+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Parola del Signore

IV DOMENICA DI QUARESIMA: Commento di don Piero De Santis

Nel brano evangelico odierno (Lc 15,1-3.11-32) Gesù annuncia la misericordia gratuita e preveniente di Dio, forza capace di convertire le nostre vite. E lo fa con una delle parabole più note, che i padri della chiesa definivano «il Vangelo nel Vangelo»: la cosiddetta parabola del «figlio prodigo», meglio definibile come parabola del «Padre prodigo d'amore».
Il suddetto brano che la contiene si apre così: «Si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori. I farisei e gli scribi mormoravano: "Costui riceve i peccatori e mangia con loro". Allora Gesù disse loro questa parabola...». Gesù spiega la sua preferenza per la compagnia dei peccatori manifesti, quella che aveva portato gli «uomini religiosi» ad accusarlo di essere «amico dei pubblicani e dei peccatori» (Lc 7,34). Essi, così ciechi da non riconoscersi peccatori, non capivano che Gesù era «venuto a cercare e a salvare ciò che è perduto» (cfr. Lc 19,10): chi più di un peccatore pubblicamente riconosciuto, additato come «perduto», può desiderare di cambiare? Egli è il segno manifesto della condizione di ciascuno di noi: Dio attende solo che ci riconosciamo pec catori e accettiamo che egli ricopra le nostre cadute con la sua inesauribile misericordia. È quanto Gesù afferma a conclusione delle due piccole parabole che precedono la nostra: «Vi è più gioia in cielo per un solo peccatore che si converte, che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione» (Lc 15,7).
«Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: "Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta". E il padre divise tra loro le sue sostanze». Chiedendo al padre la propria parte di eredità è come se il figlio lo dichiarasse morto; ma il padre acconsente, lascia che il figlio calpesti il suo amore. E così il figlio «parte per un paese lontano, dove sperpera le sue sostanze vivendo in modo insensato». La via imboccata si rivela mortifera, e ben presto, trovandosi nel bisogno, egli si vede costretto a pascolare i porci (animali impuri per eccellenza, per gli ebrei). «Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gliene dava»: potrebbe prenderne da solo, ma ciò che gli manca è qualcuno che condivida il cibo con lui, che glielo doni in una relazione d'amore. Allora «rientra in se stesso»: non si tratta di un moto di conversione, ma della presa di coscienza della sua condizione penosa. Il giovane pensa: «Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: "Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati"». Nessun pentimento lo muove, ma solo una valutazione opportunistica di ciò che è più conveniente. Egli continua a ragionare in una logica di giustizia retributiva: davvero non conosce il cuore del padre.
E qui la parabola arriva al suo apice: «Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano, il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò». Poi il padre ordina ai servi di rivestirlo con l'abito più bello, di mettergli l'anello al dito, i calzari ai piedi e di ammazzare il vitello grasso: deve cominciare una grande festa, perché - egli dice - «questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato». Travolto da questa misericordia sovrabbondante, il figlio riesce solo a dire poche delle parole che si era preparato: è in questo momento che egli comprende che il padre non solo l'ha sempre atteso, ma lo ha amato mentre egli lo odiava, «quando era ancora lontano». Ecco la rivelazione sconvolgente, sintetizzata in quell'abbraccio pieno di amore che lo converte: Dio non ama il peccato degli uomini, ma ci ama nel nostro peccato, ci ama mentre noi siamo suoi nemici (cfr. Rm 5,6-10).
La parabola potrebbe finire qui, ma Gesù vuole rivelarci anche la reazione del fratello maggiore, il quale si dimostra incapace quanto l'altro di comprendere l'amore del padre. Egli è rimasto a casa, vivendo da schiavo, non da figlio (cfr. Gv 8,35); solo per paura non ha mai trasgredito un comando del padre. Ora è adirato, non si capacita che il padre pos sa fare festa per suo fratello: e così esce allo scoperto, rivelando la vera immagine del padre-padrone che abita il suo cuore nonché il disprezzo verso il fratello («questo tuo figlio»). Pure a lui il padre esce incontro, pregandolo di entrare alla festa: «Bisogna fare festa e rallegrarsi, perché que sto tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».
Sì, l'atteggiamento dei due fratelli è un invito a verificare la nostra risposta alla misericordia del Padre, rivelatasi definitivamente in Gesù Cristo, l'unica forza realmente in grado di convertirci. Questa infatti è la conversione: credere all'amore di Dio per noi (cfr. 1 Gv 4,16) e accogliere con un cuore libero la sua inesauribile misericordia. Solo così potremo usare a nostra volta misericordia verso gli altri uomini, tutti nostri fratelli.


Don Piero e Santis

GRADINI DI SANTITA'

Con la quarta domenica di Quaresima, detta della letizia, entriamo nel pieno dell'Anno Giubilare e nel vero significato di questo periodo di grazia e di misericordia.
Oggi è la domenica della gioia e ci vene in aiuto e a conforto il testo del Vangelo dedicato al figliol prodigo.
E' una delle tre parabole in cui siamo chiamati a riflettere e sperimentare l'immenso amore di Dio e la sua misericordia.
Il figlio prodigo che si allontana dalla casa del padre è ciascuno di noi che, con il peccato, esce dalla comunione con Dio e rompe ogni legame con il Signore in attesa di un ripensamento e di un ritorno.
Ma il nostro Dio non si stanca di aspettare,aspetta questo nostro ritorno fino all'ultimo istante della nostra vita e ci attende sull'uscio del paradiso per donarci la felicità senza fine .
Sta a noi ritornare e chiedere questo perdono con un profondo e radicale cambiamento di vita,vivendo in sintonia con la volontà di Dio che è tenerezza e amore.
Anche noi ,come il figliol prodigo ci dobbiamo alzare dalla nostra depressione spirituale,dalla mancanza di speranza di amore e di gioia e riabbracciamo il PADRE.
Non prendiamo esempio dal figlio maggiore,geloso e risentito per il ritorno del fratello al quale il padre dedica un festa senza paragoni e senza precedenti.
In questa domenica vogliamo pregare con San Tommaso D'Aquino, un frate domenicano vissuto tra il 1225e il 1274. Esponente della Scolastica è stato definito dai suoi contemporanei Doctor Angelicus e rappresenta uno dei pilasti teologici e filosofici della Chiesa Cattolica.
Fu allievo di Sant'Alberto Magno che lo difese quando i suoi compagni lo definivano"il bue muto"dicendo:"Io vi dico, questo bue muggirà, i suoi muggiti si udranno da un'estremità all'altra della terra!"

Mio Dio, non dimenticarti di me,
quando io mi dimentico di te.
Non abbandonarmi, Signore,
quando io ti abbandono.
Non allontanarti da me,
quando io mi allontano da te.
Chiamami se ti fuggo,
attirami se ti resisto,
rialzami se cado.
Donami, Signore, Dio mio,
un cuore vigile
che nessun vano pensiero porti lontano da te,
un cuore retto
che nessuna intenzione perversa possa sviare,
un cuore fermo
che resista con coraggio ad ogni avversità,
un cuore libero
che nessuna torbida passione possa vincere.
Concedimi, ti prego, una volontà che ti cerchi,
una sapienza che ti trovi,
una vita che ti piaccia,
una perseveranza che ti attenda con fiducia
e una fiducia che alla fine giunga a possederti.

SETTIMANA IN PARROCCHIA

APPUNTAMENTI DAL 7 AL 13 MARZO

Lunedì
7 Marzo
Ore 19.30: Incontro con i priori e i presidenti delle Confraternite e delle Associazioni.

Martedì
8 Marzo
Ore 19.30: nella Chiesa del Carmine, terzo incontro di preghiera in preparazione alla Settimana Santa animato dai giovani del Movimento Giovanile delle Confraternite e delle Associazioni.

Ore 20.15: Incontro del Consiglio per gli Affari Economici parrocchiale.

Mercoledì
9 Marzo
Ore 17.15: nella Chiesa del Carmine, recita del S. Rosario, canto dei vespri e traslazione della statua della Madonna Addolorata in Cattedrale.

Ore 18.30: S. Messa. Segue la presentazione storico-artistica e l'esecuzione di alcune composizioni musicali di Vincenzo Alemanno, musicista gallipolino del XIX sec. a cura del Prof. Enrico Tricarico.
Giovedì
10 Marzo
Inizio del Settenario in preparazione alla memoria della B.V. Maria Addolorata in Cattedrale.

Ore 9.00: S. Messa. Segue l'Esposizione eucaristica e l'adorazione personale.

Ore 12.00: Ora media e Benedizione eucaristica.

Ore 17.15: Recita del Rosario, canto delle litanie, catechesi sulle Opere di Misericordia corporale e spirituale, canto dello Stabat.

Ore 18.30: Celebrazione eucaristica.

Durante il settenario in fondo alla Chiesa ci saranno gli operatori della Caritas parrocchiale per la raccolta di beni alimentari per i più bisognosi.

Ore 9.30: Incontro con il gruppo mamme "Santa Gianna Beretta Molla".
Venerdì
11 Marzo
Dopo la S. Messa vespertina, ostensione della Santa Sindone e adorazione del Sacro Legno della Croce.

Ore 19.45: Prove del coro parrocchiale.
Sabato
12 Marzo
Ore 19.30: Concerto di Passione nella Chiesa della Purità.
Domenica
13 Marzo

V
di Quaresima
Le SS. Messe avranno il seguente orario:

ore 8.00: Monastero di S. Teresa.
ore 10.00: Basilica Cattedrale di S. Agata.
ore 17.30: S. Francesco d'Assisi.
ore 18.30: Basilica Cattedrale di S. Agata.