sabato 20 febbraio 2016

II DOMENICA DI QUARESIMA

Mentre pregava, il suo volto cambiò di aspetto
Se la prima domenica di Quaresima ci ha presentato Gesù a confronto con la tentazione, faccia a faccia con Satana nella solitudine del deserto, questa seconda domenica ci mostra Gesù che conosce la trasfigurazione del suo volto e di tutta la sua persona, resa partecipe dell'indicibile gloria del Pa dre (Lc 9, 28b-36). Nell'itinerario quaresimale la trasfigurazione di Gesù indica il fine a cui tende questo cammino: la resurrezione, di cui la trasfigurazione è anticipazione e profezia.
Alcuni giorni dopo aver annunciato ai suoi discepoli la necessità della sua morte e resurrezione (cfr. Lc 9,22) e aver esposto loro con chiarezza le condizioni per seguirlo in tale cammino (cfr. Lc 9,23-26), «Gesù prende con sé Pietro, Giovanni e Giacomo» - i tre discepoli a lui più intimi - «e sale sul monte a pregare». Luca è l'evangelista che insiste maggiormente sulla preghiera di Gesù: egli prega al momento del battesimo ricevuto da Giovanni (cfr. Lc 3,21), prega prima di scegliere i Dodici (cfr. Lc 6,12-13), prega nell'imminenza della sua passione (cfr. Lc 22,39-46). Ebbene, anche la trasfigurazione di Gesù avviene nel contesto della sua preghiera, nel mistero del suo colloquio personalissimo con il Padre: «Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto». La preghiera è per Gesù spazio di accoglienza in sé della Presenza di Dio, Presenza che è santità, cioè alterità capace di trasfigurare colui che accetta di acco glierla radicalmente nella sua vita: e così il divenire altro del volto di Gesù manifesta che ormai egli narra l'invisibile volto di Dio (cfr. Gv 1,18).
La preghiera, inoltre, è comunicazione di Dio a Gesù mediata dalla sua «conversazione» con Mosè ed Elia, che personificano la Legge e i Profeti, ossia le Scritture dell'Antico Testamento. Sì, la preghiera di Gesù è essenzialmente ascolto della parola di Dio contenuta nelle Scritture, un ascolto che diviene colloquio con chi è vivente in Dio, una vera e propria esperienza della comunione dei santi. E in questa preghiera che Gesù trova conferma al proprio cammino, ormai orientato verso la passione, morte e resurrezione, e lo coglie in continuità con la storia di salvezza condotta da Dio con il suo popolo: ecco perché Mosè ed Elia parlano con lui del suo «esodo che avrebbe compiuto a Gerusalemme», l'esodo da questo mondo al Padre. Non a caso, poco dopo, si specifica che Gesù rivolgerà con risolutezza il suo volto e i suoi passi verso la città santa (cfr. Lc 9,51), deciso a vivere ciò che nella preghiera ha compreso essere la sua missione.
«Pietro e i suoi compagni erano presi dal sonno profondo; ma, svegliatisi, videro la sua gloria ei due uomini che stavano con lui». Ma questa esperienza straordinaria, che avviene al prezzo di una lotta per restare vigilanti, dura un momento: la trasfigurazione di Gesù è anticipazione della comunione che attende tutti gli uomini nel Regno, è primizia del mondo completamente posto sotto il segno della bellezza di Dio; ma appunto, è solo una primizia... Ecco perché mentre Pietro, senza sapere in verità ciò che dice, chiede a Gesù di prolungare tale esperienza mediante la costruzione di tre tende, la Nube della Presenza di Dio (cfr. Es 13,21-22; 16,10; ecc.) li avvolge, e da essa viene una voce che proclama: «Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo!». Il grande comandamento consegnato a Israele: «Ascolta, Israele!» (Dt 6,4), ormai risuona come: «Ascoltate lui, il Figlio!», la Parola fatta carne in Gesù (cfr. Gv 1,14), l'uomo in cui le Scritture trovano il loro compimento (cfr. Lc 24,44). Questo è l'essenziale della nostra fede!
Il vangelo di questa domenica ci mette dunque in guardia: Gesù non può essere la proiezione dei nostri desideri, ma è il Gesù Cristo secondo le Scritture, e per conoscerlo occorre ascoltare, meditare e pregare la Parola contenuta in tutte le Scritture. Tutto questo nella consapevolezza che la preghiera non ci esenta dalla fatica quotidiana dell'obbedienza a Dio attraverso Gesù Cristo, ossia dal compimento della nostra personale vocazione; al contrario, la preghiera ci aiuta a riempirla di senso, perché trasfigura gli eventi e le relazioni di ogni giorno. Così è stato per Gesù, così può essere anche per noi.

Don Piero De Santis

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