martedì 9 febbraio 2016

LE CENTO MISERICORDIE

AI-Ghazali, mistico sufi dell'XI secolo, in un celebre testo rivelatore della sensibilità islamica ci offre un significativo squarcio sulla misericordia di Dio: «II Dio eccelso», scrive l'autore, «ha 100 misericordie; di esse ne ha serbato 99 presso di sé e una sola ha reso manifesta al mondo terreno. In virtù di essa le creature si dimostrano reciproca compassione, la madre s'intenerisce per il figlio, l'animale è affettuoso col suo nato. E quando verrà il giorno della risurrezione egli unirà questa misericordia alle altre 99 e le distenderà su tutte le creature e ognuna sarà ampia quanto lo sono cielo e terra».
La misericordia rende ampio, spazioso il cuore dell'uomo, in modo che in esso possano trovare dimora sia Dio che gli altri. Di tale "ampiezza" l'uomo fa esperienza ogni volta che riceve il perdono di Dio e - dopo aver riconosciuto e consegnato il peccato nelle mani del Misericordioso - si sente rinascere a vita nuova.
Il salmo 51 fotografa in modo mirabile tale esperienza, intrecciando la percezione del peccato all'accoglienza di una misericordia che restituisce pace, serenità e armonia a un animo inquieto e provato dalla miseria, che fatica a cancellare dalle sue mani le tracce di sangue che la colpa ha lasciato.
Il cardinale Ravasi, commentando questo salmo, lo definisce «il silenzioso compagno di lacrime di tanti peccatori pentiti», «la segreta biografia di anime sensibili», «lo specchio di una coscienza vivissima e lacerata», «l'atto di accusa di ogni forma di fariseismo ipocrita». Lasciamoci anche noi interpellare dai suoi versetti che rivelano il volto del peccato da un lato e quello della misericordia dall'altro, i frutti nefasti prodotti dall'orgoglio dell'uomo e le porte che si aprono con un semplice atto di contrizione e di umiltà.
La via migliore per lottare contro la radice del peccato è quella di permettere alla misericordia di Dio di abitare il cuore dell'uomo attraverso le sue tre azioni: l'avere pietà, il cancellare e il lavare. Sostiamo su questi tre verbi che esprimono la preghiera dell'orante nel momento stesso in cui prende consapevolezza del proprio peccato.
La prima azione, espressa dal verbo hanan/ avere pietà (51,3: «pietà di me, o Dio, nel tuo amore»), richiama, alla lettera, il curvarsi di Dio sull'uomo, la sua disposizione a chinarsi, il suo scendere per avvolgere e custodire l'uomo afflitto dalla miseria morale e fisica. Tale gesto porta sempre in dono l'amore del Misericordioso, la sua fedeltà che funge da sicuro appoggio e da speranza certa.
La seconda azione, espressa dal verbo maiah/cancellare (51,4: «cancella la mia iniquità»), esprime l'intervento di chi straccia il documento di condanna, dimentica l'errore e permette di ricominciare, non tenendo conto degli atti di ribellione dell'uomo. In ambito giuridico si potrebbe parlare di un annullamento dei capi di imputazione e di un condono del debito. Il verbo viene usato anche per indicare il dissolversi delle nubi nel cielo.
C'è infine l'azione del lavare via (51,4: «lavami tutto dalla mia colpa»; in ebraico, kabas), tipico gesto associato al lavoro dei lavandai e dei tintori, dietro il quale si apre anche tutto il mondo della purificazione rituale e che sembra esprimere il ritorno dell'uomo alla santità della prima origine, allo splendore dell'immagine e somiglianza divina. Al peccato, che è allontanamento, ribellione, malvagità, si oppone l'azione della misericordia di Dio che si china sull'uomo, annulla il suo debito, lava via in profondità le sue distorsioni. Sono azioni che nascono dalla gratuità di Colui che ama da sempre le sue creature. Sempre AI-Ghazali, rappresentante della mistica islamica, racconta: «Un giorno un beduino chiese a un grande maestro: "O inviato di Dio, chi presiederà il giudizio delle creature?". Quegli rispose: "Dio, benedetto ed esaltato". Il beduino riprese: "Egli in persona?". "Sì", rispose il profeta, "ma dimmi: perché stai sorridendo?". Il beduino rispose: "II Generoso, quando giudica, perdona e quando regola il conto, è indulgente". Il profeta commentò: "Hai detto il vero. Nessuno è più misericordioso di Dio, egli è il generoso dei generosi"».

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